Pd, Letta lancia l’appello: “Opposizione unita”, Conte: “Non è pensabile”

Nel Pd ci si prepara alle nomine dei capigruppo. Saranno due donne: quali sono i nomi in pole.

Romano Prodi, Enrico Letta - Foto di Ansa Foto
Romano Prodi, Enrico Letta – Foto di Ansa Foto

Enrico Letta vedrà i nuovi eletti del Partito democratico-Italia Democratica e Progressista di Camera e Senato.

L’appuntamento è per mercoledì alle 17 a Montecitorio, nella sala Berlinguer. Il primo incontro sarà anche il momento di avviare la scelta per l’elezione dei capigruppo. Si punta a due donne: l’unico punto fermo, al momento è che “non si torna indietro rispetto alla necessità di avere capigruppi parlamentari di rappresentanza femminile”, come ha dichiarato lo stesso Letta alla Direzione del partito di giovedì scorso.

Il totonomi delle capigruppo del Pd

I papabili nomi sono Simona Malpezzi, se Debora Serracchiani venisse eletta vicepresidente a Montecitorio. Ci sono anche i nomi di Anna Ascani e Marianna Madia.

Sul fronte delle nomine istituzionali servirà un’interlocuzione tra maggioranza e opposizione. I quattro vicepresidenti di Camera e Senato, di cui due solitamente vanno all’opposizione, vengono votati “a pacchetto”. I dem si aspettano di averne uno per ogni ramo del Parlamento. Poi c’è l’elezione dei tre questori, di cui due spettano alle opposizioni: Pd, M5S e Terzo polo.

La presidenza delle Commissioni: il nodo Copasir

Da affrontare anche il nodo delle presidenze delle Commissioni che spettano alla minoranza. Per il Copasir si vocifera il nome del ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Vigilanza Rai: chi la spunterà a Terzo Polo e M5S

Anche nel Terzo Polo il dossier capigruppo non è ancora definito. L’unica certezza è che ci saranno gruppi unici e ci sarà un presidente di espressione Italia Viva e uno di Azione tra Camera e Senato. Per la presidenza della Vigilanza Rai si fa il nome di Maria Elena Boschi. Anche il Movimento 5 Stelle però, è interessato alla stessa posizione.

Intanto in casa Dem ci si prepara all’opposizione: “Dobbiamo essere pronti a fare quello che gli italiani ci hanno chiesto di fare. Ci hanno dato il mandato di fare la prima forza di opposizione, un’opposizione intransigente, nell’interesse del Paese, in maniera costruttiva. Deve essere un’opposizione nel Parlamento del Paese. Di piazza, quando è necessario, e in Parlamento. Presenteremo nei prossimi giorni un’agenda di opposizione parlamentare”. Queste le parole di Enrico Letta a Che Tempo che fa su RaiTre.

Letta avvisa: “In caso di crisi chiederemo elezioni anticipate”

Il segretario Dem preannuncia anche che “quando ci sarà un momento di crisi, chiederemo le elezioni anticipate”. 

Pd, l’appello ai partiti di opposizione: “Restiamo uniti”

Letta lancia anche un appello alle altre forze di opposizione: “Spero in un’opposizione più unitaria possibile, che non ci sia all’occorrenza tra di noi. Lancio un appello alle forze politiche di opposizione, dobbiamo farla il più possibile insieme, ognuno con la sua agenda e il suo stile. Se non la faremo insieme avranno un grande vantaggio e non dobbiamo darglielo”, perché “un governo di destra così sarà un problema per l’Italia”. 

Il no secco di Conte a Letta: “Opposizione insieme non è pensabile”

Non tarda ad arrivare la risposte del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che dà un no secco a Letta sull’ipotesi di fare insieme opposizione: “Una piattaforma di opposizione comune con il Pd adesso non è pensabile”. 

Il futuro del Pd: non cambierà nome

Il Pd cambierà nome? “Discuteremo anche di questo. Tutti quelli che verranno e parteciperanno a questo processo saranno liberi di discutere di tutto. È un processo vero, profondo, di discussione e di dibattito. Se non lo facciamo adesso, quando?”. 

Il Pd non si scioglierà

Lo scioglimento del Partito democratico non è un’opzione, spiega Letta: “Se c’è una cosa che escludo è questa”. Sì alla rigenerazione del partito con una nuova leadership, ma non la sua fine.

L’idea di Romano Prodi in un’intervista a La Repubblica

Il Pd va cambiato, dimezzato, proiettato. Scioglierlo sarebbe ripudiare la mia vita, una specie di suicidio e non ho ancora una volontà suicida. Ma il cambiamento deve essere radicale perché i rapporti con il Paese si sono ristretti molto, vanno ricostruiti”. A dirlo è Romano Prodi, a La Repubblica. “Bisogna ricominciare a parlare con la gente delle cose che si discutono a tavola, quindici e venti argomenti: dagli adolescenti alla droga, al lavoro, alla salute alla ricerca. Ogni settimana venti persone ma non solo del Pd, anche esperti, ne discutono in rete con decine di migliaia di cittadini. Al sabato il segretario dem o chi per lui va in presenza in una città e ne fa una sintesi. A Milano se si dibatte di finanza, a Padova se di volontari. Dopo si fa un congresso sui nomi per la guida del Pd. È un’utopia? Sì, ma questo si fa se si vuole rifare un partito. Prima di eleggere un segretario bisogna comporre una linea politica”.