Alluvione nelle Marche, Lastoria (Ispra) a iNews24: “Non si poteva prevedere, polemiche sterili”

"Quello che era stato previsto, era quello che si poteva prevedere con quelle condizioni meteo e con quei modelli a disposizione", spiega la ricercatrice.

Maltempo nelle Marche - Foto di Ansa Foto
Maltempo nelle Marche – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, Barbara Lastoria, responsabile della Sezione Metodologie e standard per l’attuazione delle Direttive Acque e Alluvioni dell’Ispra, sull’alluvione che ha colpito le Marche. 

Qual è la spiegazione tecnica dell’alluvione nelle Marche?
Abbiamo assistito a una perturbazione che prende il nome di “temporale autorigenerante”. In prima istanza si è creata in Toscana, nelle province di Siena e Arezzo, per poi spostarsi verso l’area marchigiana. Si tratta di masse di aria calda molto umida, potenzialmente instabile, che vengono innescate da un gradino orografico che è tipicamente quello costituito dall’Appennino, con pendenze molto elevate che inducono le masse d’aria caldo-umide a sollevarsi in maniera repentina. Quindi quando questa perturbazione ha passato l’Appennino, si è intensificata in maniera consistente”;

Quali sono le caratteristiche di questo tipo di eventi?
Questi eventi sono estremamente rari e hanno peculiarità tipiche di processi persistenti e stazionari. Vuol dire che durano e restano sulla stessa zona: come se tanti temporali si originassero continuamente nella stessa area, fornendo “carburante” continuo. Nell’Appennino si sono verificati cumulati di precipitazioni molto elevati. Si sono registrati 400 millimetri di pioggia in meno di 12 ore: la metà di questi è caduta in sole due ore. La pioggia mensile di settembre negli ultimi 10 anni si attesta intorno a 100 millimetri”;

La tragedia delle Marche può essere una conseguenza della siccità di questa estate?
Quello che può verificarsi è che il persistere di temperature molto elevate crea una specie di gradiente tra la temperatura superficiale e quella in quota. Ciò dà energia ad eventuali masse d’aria umida. Quando si assiste al sollevamento repentino di queste ultime, le masse d’aria calde e quelle fredde si scontrano, scatenando una precipitazione consistente a causa dell’elevata umidità che si è accumulata nel tempo. Il cambiamento climatico è collegabile alla persistenza della temperatura elevata che ha elevato quella superficiale, quindi può incidere sull’innesco”;

Era un evento prevedibile?
Contro 400 millimetri di pioggia non si può nulla. Questi bacini sono molto stretti, i corsi d’acqua sono a regime torrentizio. Ciò significa che le piene si formano e si propagano velocemente. Eventi come questi sono talmente rari e atipici per quella zona. Sono più diffusi nell’area tirrenica, in Liguria e in Toscana”;

L’ultimo evento in quella zona risale al 2014…
Non è lo stesso tipo di evento. Di alluvioni ce ne sono state tante e ce ne saranno tante, ma non hanno queste caratteristiche. Non è un problema di quante e quali opere siano state realizzate. Qualsiasi sforzo fosse stato fatto, non potrebbe mai essere stato calibrato su quantitativi di precipitazioni di questo stato”;

I sindaci lamentano che l’allerta meteo non era prevista di questa gravità.
È una polemica sterile, propria di chi non conosce questi fenomeni. Come ho detto, si tratta di eventi rati e molto localizzati, difficili da immaginare in una zona di quel tipo perché normalmente avvengono in zone montuose costiere. Il fatto che siano localizzati e concentrati, fa sì che raramente possano essere risolti attraverso modelli previsionali. Quello che era stato previsto, era quello che si poteva prevedere con quelle condizioni meteo e con quei modelli a disposizione. I tempi di propagazione sono stati di meno di un’ora. Quindi o si ha un modello previsionale megagalattico, oppure si applicano procedure di adattamento per fare di tutto perché siano ridotte certe condizioni che causano questi fenomeni, oltre che ridurre i danni al minimo. Ma non sono le case, gli argini, le opere strutturali, che incidono su questi fenomeni. Nessuna progettazione può essere concepita su cose del genere”;

Quindi è un problema dei modelli?
“Non è un problema dei modelli. Il problema è che il fenomeno che è talmente particolare che è impossibile da prevedere. I modelli non risolvono tutti i problemi”;

Per cui non è possibile fare qualcosa per evitare che avvenga un’altra catastrofe del genere?
No. Questo dipende solo dalla natura, non da noi. Non possiamo evitare quello che si è verificato, ma possiamo conoscerlo meglio. Possiamo cioè, raccogliere dati, analizzare il fenomeno, capire come si è propagato e quali sono i tempi in cui le onde di piena si sono mosse all’interno dei corsi d’acqua. E magari attuale politiche un po’ più attente all’uso del territorio, oltre che assumere un atteggiamento culturale più attento: ad esempio, non uscire a cuor leggero durante i temporali, specie dopo il periodo estivo che abbiamo vissuto”.