“Tutti abbiamo il diritto di essere vivi”. Questa la scritta issata alla testa del corteo per esprimere vicinanza e solidarietà alla famiglia di Alika Ogochukwu, uomo di 39 anni ucciso lo scorso 29 luglio in Corso Umberto I sotto gli occhi di numerosi passanti, alcuni dei quali hanno filmato la scena per poi postarla sui social.

La manifestazione ha raccolto circa 500 partecipanti, partiti dallo Stadio Comunale per poi raggiungere la piazza centrale XX Settembre. Presente anche la moglie Charity Oriakhi che, alla fine del corteo, assieme ad amici, parenti e manifestanti, si è recata nel luogo dove Alika è morto per lasciare un’ultima corona di fiori.

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Una scritta per chiedere giustizia per Alika lasciata su una delle strade di Civitanova Marche

Questa violenza barbarica ha scosso profondamente la comunità di Civitanova Marche, una vicenda su cui aleggia l’ombra della discriminazione razziale: “Penso che quando una persona bianca uccide una persona che non è bianca, è comunque un omicidio razzista”, afferma un manifestante ai microfoni di iNews24. “È stata una cosa molto triste e che dimostra il disagio che stiamo vivendo nel nostro tempo”, sottolinea un’altra persona, parlando anche di “rabbia incomprensibile che va studiata”.

Civitanova Marche, chi era Alika Ogochukwu?

Aliga Ogochikwu era un venditore ambulante nigeriano di 39 anni che viveva a San Severino. Lascia la moglie Charity Oriakhi e un figlio di 8 anni. Il 29 luglio 2022 Alika è stato ucciso in Corso Umberto I in pieno giorno, ma la notizia è esplosa per alcuni video postati online che riprendono proprio il momento della morte del nigeriano.

In base all’autopsia, le cause del decesso sarebbe morto per “asfissia violenta con concomitante choc emorragico interno”. Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, operaio salernitano di 32 anni, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi e rapina.