Niccolò Ciatti, il padre a iNews24: “Se questa è giustizia: aiuto”

Rassoul Bissoultanov, condannato per l'omicidio del figlio, avvenuto in una discoteca a Lloret de Mar, non si è presentato all’udienza per la carcerazione al Tribunale Provinciale di Girona. Sarebbe scappato. Il giudice ha emesso un mandato di cattura internazionale.

Funerali di Niccolò Ciatti - Foto di Ansa Foto
Funerali di Niccolò Ciatti – Foto di Ansa Foto

Rassoul Bissoultanov, il ceceno condannato in Spagna a quindici anni per l’omicidio di Niccolò Ciatti, non si è presentato stamattina all’udienza per la carcerazione al Tribunale Provinciale di Girona. Il giudice ha emesso un mandato di cattura internazionale. Qui i dettagli della vicenda. Ai microfoni di iNews24, Luigi Ciatti, il padre del giovane che è stato ucciso in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna.

Cosa è successo dalla decisione della giuria popolare ad oggi?
Oggi c’era un’udienza tra le parti interessate perché il giudice doveva decidere se accettare la richiesta di mettere in carcere immediatamente Bissoultanov oppure aspettare la sentenza definitiva. Il problema è che lui non si è presentato. Aveva l’obbligo di firma settimanale e la scorsa settimana ha firmato. Però sicuramente dopo la firma è scappato”;

Quindi Bissoultanov è ricercato.
Stamattina il giudice del Tribunale che aveva dato 15 anni di carcere, ha dovuto emettere immediatamente un mandato di cattura internazionale per Bissoultanov, che attualmente risulta ricercato e il problema è che va trovato”;

Lei più volte ha affermato che ci fosse il pericolo di fuga dell’imputato.
Certo. Noi l’avevamo detto in occasione della prima scarcerazione in Spagna perché non erano stati capaci di fare un processo in quattro anni. L’avevamo detto quando erroneamente era stato scarcerato in Italia, poi la Cassazione ha annullato il procedimento. L’avevamo detto anche dopo aver sentito il verdetto della giuria popolare. È ovvio che se si emette una sentenza a distanza di un mese di tempo con un obbligo settimanale di firma, senza ulteriori verifiche e controlli, può succedere”;

Perché è successo?
Non abbiamo a che fare con uno sprovveduto. Lui sa cosa vuole e dove andare. Non sarà in giro come un vagabondo in qualche città. Lui sarà in qualche Paese, nascosto da qualche amico”;

Come vi sentite lei e la sua famiglia?
Siamo arrabbiati. Non è concepibile che la giustizia agisca in questa maniera, che dia un senso di impunità e non metta in carcere chi non è un presunto assassino, ma uno vero e verificato. Sono stati ascoltati esperti, testimoni, forze dell’ordine, testimoni, medici legali: è assurdo dover combattere una cosa del genere e tenere fuori assassini in questa maniera. C’è qualcosa che non funziona”;

Cosa farete?
Noi andremo avanti come al solito. Ci troviamo nel mezzo, sembriamo noi i cattivi. La sostanza è che possiamo fare ben poco: solo sperare che venga preso da qualche parte per un controllo casuale e arrestato. Andremo avanti con il ricorso che i nostri avvocati in Spagna stanno già presentando. Adesso che è stata emessa sentenza il processo non si blocca e ci auguriamo di andare più veloci in Italia, dove sono convinto che la pena sarebbe molto più adeguata che in Spagna. La vita di Niccolò, un ragazzo di 22 anni, non può valere 15 anni di un assassino. Se questa è giustizia: aiuto”.