Missione russa anti-Covid in Italia: il giallo dei 100 militari in più, cosa non torna

Il mistero non riguarda solo il numero dei russi giunti in Italia, ma anche in generale, cosa sia accaduto in quel periodo, specie dopo l'avvertimento russo che è stato visto come una minaccia di rivelare determinati segreti.

Ospedale Codogno (archivio) - Foto di Ansa Foto
Ospedale Codogno (archivio) – Foto di Ansa Foto

Più passa il tempo, più aumentano gli interrogativi riguardanti la missione dei russi in Italia durante il primo periodo della pandemia Covid-19. A far circolare i dubbi è stato proprio il Governo di Putin nelle scorse settimane, attraverso un tentativo di intimidire Palazzo Chigi affinché stoppasse le sanzioni e l’invio delle armi all’Ucraina dopo l’invasione russa.

Perché la maggior parte dei russi erano militari?

Il mistero di infittisce in particolare su alcune mail riservate tra la Russia e l’Italia dall’allora premier Giuseppe Conte, che hanno portato alla luce la pianificazione degli aiuti umanitari a marzo 2020. La domanda è perché la maggior parte dei russi erano militari e sono pochissimi i medici?

Il giallo dei 100 soldati in più

Nella lista stilata dal generale Sergey Kikot erano ben 230 gli uomini dell’esercito che dovevano “prestare assistenza nella lotta contro l’infezione da Coronarivus” a marzo 2020: 100 in più del previsto.

L’accordo siglato tra Vladimir Putin e Giuseppe Conte, poi girato alla Farnesina, suona strano perché nelle relazioni parlamentare si parla di 130 nomi e i documenti ufficiali non hanno il numero esatto con i ruoli e i nomi dei russi giunti in Italia per aiutare durante l’emergenza appena scoppiata.

Militari russi entrati in molte strutture

Le mail e i documenti nelle mani del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) dimostrano che i militari russi ebbero accesso dappertutto: dall’ospedale di Bergamo alle Rsa.

Il mistero non riguarda solo il numero dei russi giunti in Italia, ma anche in generale, cosa sia accaduto in quel periodo, specie da quando è arrivato l’avvertimento russo, visto come una minaccia di rivelare determinati segreti.

Il Copasir vuole vederci chiaro

Come annuncia il Corriere della Sera, nei prossimi giorni il Copasir sentirà l’ex capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli e il generale Luciano Portolano, ex comandante del Comando operativo interforze (Coi) che partecipò alla prima riunione operativa con due esponenti del Comitato tecnico-scientifico Agostino Miozzo e Fabio Ciciliano

Tutta la politica chiede che Conte venga ascoltato

Questi ultimi riuscirono a impedire che i militari russi entrassero liberamente negli uffici pubblici. Nell’accordo si parlava di “disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette”, invece che di una semplice sanificazione. Ma qualcuno gli aveva dato il via libera. Per questa ragione la politica intera vuole che Conte sia ascoltato dal Copasir.

Il mistero sui 3 milioni di euro spesi per i ponti aerei

Un altro interrogativo riguarda la spesa effettuata per i ponti aerei di circa 3 milioni di euro solo per il carburante. A questi vanno aggiunte le spese di vitto e alloggio per tutto il team russo arrivato in Italia. Ufficialmente, gli aerei trasportavano “il personale medico, i dispositivi di protezione, l’attrezzatura medica e i mezzi per la lotta contro il Coronavirus”. Ma in realtà furono consegnate poco più di 500mila mascherine, “30 ventilatori polmonari, mille tute protettive, 2 macchine per analisi di tamponi, 10mila tamponi veloci e 100mila tamponi normali”. Per questo materiale, ci si chiede, erano davvero necessari ponti aerei per circa 3 milioni di euro?