Referendum eutanasia e cannabis: perché la Corte Costituzionale ha bocciato i quesiti

Oggi alla Camera si tornerà a parlare del fine vita. Il centrodestra è contrario “senza se e senza ma” ed è pronto a battersi ancora di più adesso, dopo il no della Corte Costituzionale. In Aula comincerà il voto degli emendamenti. 

Presidente della Cellula Coscioni, Miriam Abate, il tesoriere Marco Cappato, il consigliere comunale di Torino, Silvio Viale, al teatro Romano di Torino (archivio) - Foto di Ansa Foto
Presidente della Cellula Coscioni, Miriam Abate, il tesoriere Marco Cappato, il consigliere comunale di Torino, Silvio Viale, al teatro Romano di Torino (archivio) – Foto di Ansa Foto

La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull’omicidio consenziente e quello sulla cannabis. La decisione ha provocato l’ira di associazioni e cittadini che da anni si battono su questi due temi, diventati ormai di primaria importanza nel dibattito pubblico. Ma vediamo perché sono stati dichiarati inammissibili.

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Referendum sull’omicidio consenziente

Se approvato avrebbe aperto all’impunità penali di chiunque uccide qualcun altro con il consenso, sia che soffra sia che non soffra”, ha spiegato a Il Messaggero Giuliano Amato, presidente della Consulta. Il tema dell’eutanasia, secondo i giudici, va limitato solo alle persone che soffrono e comunque può essere il Parlamento a calibrarlo. 

Oggi alla Camera si tornerà a parlare del fine vita. Il centrodestra è contrario “senza se e senza ma” ed è pronto a battersi ancora di più adesso, dopo il no della Corte Costituzionale. In Aula comincerà il voto degli emendamenti. 

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Referendum sulla cannabis

Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis. Il quesito è articolato in tre sotto quesiti ed il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, che nn includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti. Già questo sarebbe sufficiente a farci violare obblighi internazionali”. Così spiega Giuliano Amato a Il Messaggero, dopo che la Corte costituzionale ha dichiarano inammissibile il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis. Il motivo quindi, è ciò che è scritto all’interno del testo, che aprirebbe al rischio di “depenalizzare” anche le altre droghe.