Furfaro (PD) a iNews24: “Ddl Zan, Ius Soli e dote ai maggiorenni: il Pd ha recuperato la sua identità”

Il membro della Direzione nazionale del PD, Marco Furfaro, rivendica la proposta del Pd di introdurre una tassa ulteriore sulle successioni superiori ai 5 milioni di euro: “Non è un’elemosina, un modo per lo Stato di dire ai nostri ragazzi che stiamo investendo su di loro”. Sul parziale dietrofront del governo sullo sblocco dei licenziamenti, l’esponente Dem, difende il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e attacca Confindustria: “Questo Paese avrebbe bisogno di una classe imprenditoriale in grado di concepire la società non solo come competitiva, ma anche giusta”

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Marco Furfaro (foto da Facebook)

In questi giorni ha fatto molto discutere la proposta, presentata dal segretario Letta, di finanziare una dote di diecimila euro per i diciottenni, attraverso una aumento della tassa di successione.  Secondo lei si tratta di una misura giusta?

 “Quella presentata da Enrico Letta è una misura pensata per aiutare una generazione che, oggi, in Europa, è penultima per numero di laureati e quart’ultima per abbandono scolastico. Non è un’elemosina o una mazzetta elettorale, ma un modo per lo Stato di dire ai nostri ragazzi che stiamo investendo su di loro. Quando una generazione viene formata, quando si  permette ai giovani di studiare, di lavorare e di emanciparsi, anziché abbandonarli alla marginalità sociale, anche lo Stato ha meno costi da affrontare e a beneficiarne è tutta la società”

 Eppure la proposta ha ricevuto molte critiche in Parlamento.

 In questo caso, l’elemento più spiacevole, e che credo segni anche una certa regressione delle classi dirigenti di questo Paese, sia politiche che intellettuali, è proprio il fatto che si è parlato fin troppo del finanziamento e pochissimo dell’ importanza dell’investimento. Abbiamo proposto di finanziare una dote vincolata, da investire in istruzione, lavoro e affitto di casa. Parliamo di una misura che riguarderebbe la metà dei diciottenni italiani, ovvero duecentottantamila tra i ragazzi e le ragazze meno abbienti del Paese. Credo che l’opposizione a questa proposta, sia esattamente la dimostrazione che troppo spesso i giovani vengono utilizzati solo a scopo retorico, quando poi in realtà quello che davvero interessa a qualcuno è solo poter mantenere le proprie rendite”

 Una delle accuse che vengono mosse è che con questa tassazione verrebbe colpita la classe media.

 “Stiamo parlando di tassare dal 4 al 20%, quando in altri Paesi europei si arriva fino al 30%, la quota eccedente i 5 milioni patrimonio. Significa semplicemente chiedere a chi ha patrimoni enormi e in questi anni ha continuato ad arricchirsi, ovvero a quell’1% della popolazione italiana, di fare un piccolo sforzo per dare a questi giovani la possibilità di un futuro migliore”

 Il dietrofront del governo sul blocco ai licenziamenti

Riaperture Draghi
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi (Screenshot Youtube)

 Sulla trattativa per il blocco dei licenziamenti alla fine c’è stato un parziale dietrofront del governo: le imprese potranno infatti utilizzare la Cassa integrazione ordinaria “anche dal primo luglio, senza pagare addizionali fino alla fine dell’anno, impegnandosi a non licenziare”. Chi invece non utilizzerà la Cassa ordinaria agevolata dal 1° luglio potrà licenziare. Orlando non era propriamente soddisfatto quando ha dichiarato che “Lega e Confindustria hanno alzato le barricate e Draghi si è trovato a dover fare una sintesi”.

 “Quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti: il ministro Orlando ha fatto un ottimo lavoro, tenendo conto sempre  di tutte le persone che potevano perdere il lavoro, motivo per cui tutto il Pd è orgoglioso della sua battaglia politica. Dispiace per l’alzata di scudi da parte della Lega, anche se ormai do quasi per scontato che siano sempre al servizio del più forte e mai dalla parte del più debole. Devo ammettere però di essere rimasto sorpreso negativamente anche da Confindustria; questo Paese a volte avrebbe bisogno di una classe imprenditoriale in grado di concepire la società non solo come competitiva, ma anche giusta. Ci sono troppe tragedie sociali per non rendersi conto che dobbiamo tutti fare uno sforzo, e che non si può pensare di accrescere esclusivamente le proprie ricchezze, per di più continuando ad assecondare le logiche di un mercato sempre più sfrenato”

 Perché secondo lei anche Confindustria ha sbagliato?

 “Dal punto di vista economico, quando si sbloccano i licenziamenti in un momento come quello determinato dal Covid, oltre al dramma umano e sociale, si creano ulteriori costi per lo Stato. Ecco perché poi diventa surreale che allo stesso tempo ci sia anche un’indignazione per l’aumento delle tasse. Per evitarlo, basterebbe che tutti ci facessimo un po’ più carico dei problemi del Paese, ma purtroppo devo dire che Confindustria, a volte, sembra avere una visione molto arcaica del mercato del lavoro, anche rispetto a Paesi occidentali che, come gli Stati Uniti, dovrebbero avere una concezione molto più liberista della nostra”

 Il PD tra diritti civili e rivendicazioni sociali 

pd letta
Sul tema è intervenuto anche il segretario del Pd Enrico Letta (Getty Images)

Ddl Zan, Ius Soli e ora una tassa per finanziare una dote alle nuove generazioni; il Partito Democratico nonostante sia in un esecutivo di unità nazionale, da quando c’è Letta, sta spingendo su temi molto politici. State cercando di spostare l’asse del governo più a sinistra?

 “Questo è un Pd che finalmente ha ritrovato il coraggio delle proprie parole e della propria identità. Quelle elencate non sono battaglie di sinistra, ma di civiltà e buonsenso per ottenere leggi che già ci sono in gran parte d‘Europa, come quella contro l’omofobia. Lo Ius soli, significa semplicemente registrare una fotografia in cui ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che, anche senza cittadinanza, in realtà già sono italiani. Ci stiamo battendo sui diritti civili, ma anche sui temi sociali, come dimostra la nostra battaglia sul blocco dei licenziamenti e quella, vinta, affinché venissero utilizzati i fondi del Next Generatuion Eu, con la clausola di subordinare gli investimenti e i finanziamenti all’ingresso nel mondo del lavoro di giovani e donne”

 In qualche modo, è un posizionamento diverso anche per il Partito democratico stesso, soprattutto rispetto alla linea politica di qualche anno fa, non trova?

 “Credo sia anche perché, forse, abbiamo capito che, rispetto alla politica, ai gruppi dirigenti, e a volte anche di una parte di certi ambienti intellettuali, la società italiana in realtà è molto più avanti, e comprende ben più di quanto non venga raccontato dalla narrazione della destra. Il Pd in questi mesi, con Letta, ha semplicemente scelto di tornare a fare il Partito Democratico e quindi a battersi per quelle idee progressiste che sono in grado di fare avanzare la società, senza lasciare indietro nessuno”

 Pochi giorni fa è nata “Prossima”: una rete, non una corrente, come lei stesso ha specificato fin dall’annuncio iniziale. Di che si tratta? 

 “È un laboratorio politico che vuole essere anche un ponte verso l’esterno, in grado di intercettare il nuovo corso del nuovo Pd, che ha l’ambizione di dare un’identità al partito e di allargarlo, di includere nuovi protagonisti. “Prossima” è una fucina di idee composta  da gruppi di persone, amministratori locali, sindaci, non solo iscritti del Pd, ma anche da indipendenti e persone esterne al partito, tutti uniti dalla volontà di provare ad intavolare una discussione sul mondo che verrà e  sulle sfide che ci attendono. Oggi più che mai, è chiaro a tutti come il Covid non sia stato solo una tragedia sanitaria, ma anche sociale, e questo ci impone di provare a cogliere almeno l’opportunità per cercare di uscirne migliori di quanto non fossimo prima. Ecco cosa dovrà essere Prossima: uno spazio aperto e plurale per provare ad incalzare positivamente  il Partito Democratico”

 Che la pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa è una frase che dicono in molti, ma esattamente cosa significa “uscirne migliori”?

 “Significa impegnarsi per costruire una società che sia veramente all’altezza della contemporaneità, e quindi essere disposti anche a rivedere il modello di sviluppo, l’organizzazione del lavoro e a redistribuire in qualche modo reddito e ricchezze. Non dimentichiamoci che viviamo in una società in cui, anche durante la pandemia, pochissimi miliardari hanno continuato ad arricchirsi, mentre purtroppo la stragrande maggioranza delle persone si sono impoverite e il ceto medio è sprofondato”

 

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