Omicidio Vannini, il padre a iNews24: “I Ciontoli non hanno mai detto la verità, non sappiamo cos’è successo davvero”

“La verità dei fatti avrebbe potuto rivelarla solo Marco, se fosse sopravvissuto. Quella che sappiamo è la verità processuale”. Sono le parole di Valerio Vannini, padre di Marco, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la sentenza dell'Appello bis per Antonio Ciontoli, la moglie Maria, e i figli Martina e Federico.

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La verità dei fatti avrebbe potuto rivelarla solo Marco, se fosse sopravvissuto. Quella che sappiamo è la verità processuale”. Sono le parole di Valerio Vannini, padre di Marco, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la sentenza dell’Appello bis per Antonio Ciontoli, la moglie Maria, e i figli Martina e Federico. Secondo la pg Olga Mignolo nella requisitoria, “tutti mentirono. Tutti hanno tenuto condotte omissive e reticenti”.

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Signor Valerio, ieri è stato un giorno di vittoria per lei e sua moglie Marina. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 14 anni di carcere per Antonio Ciontoli, accusato di omicidio volontario di Marco, 9 anni e 4 mesi per la moglie Maria Pizzillo e per i figli Martina e Federico Ciontoli. Siete soddisfatti?
Diciamo di sì. È stato riconosciuto tutto quello che era stato richiesto in Corte d’Appello. La soddisfazione è che Marco abbia avuto giustizia e finalmente potrà riposare in pace. La cosa brutta è che una famiglia intera si trova in carcere, ma i reati gravi devono essere puniti, altrimenti le persone non hanno modo di capire. Tutto il processo è stato caratterizzato da bugie, per cui spero che adesso abbiano la possibilità e la volontà di dire qualche verità in più”;

Dall’inizio dell’iter giudiziario ad oggi, lei e Marina avete mai dubitato che la verità venisse fuori?
All’inizio del processo per noi è stato molto faticoso, perché eravamo già turbati dalla mancanza di nostro figlio e avevamo un dolore immenso nel cuore. Ci siamo trovati a lottare perché il processo stava prendendo una piega sbagliata. Fortunatamente poi le prove sono venute fuori e hanno fatto dubitare tutti. I media ci hanno dato una mano e siamo riusciti a ribaltare le cose e far emergere una mezza verità, cioè la verità processuale che è servita ad arrivare a questa sentenza, ma non è la verità storica”;

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Omicidio Vannini, Ciontoli condannato a 14 anni di reclusione (Twitter)

Perché fa questa distinzione tra la verità storica e quella processuale?
La verità storica sicuramente non è quella emersa nel processo, perché ognuno ha i suoi punti di vista. La verità storica vera e propria potrebbero dirla solo loro, (i Ciontoli ndr.) che sono gli unici testimoni. O avrebbe potuto dirla Marco, se gli avessero dato la possibilità di salvarsi”;

Quali sono, secondo lei, nella storia di Marco, gli spunti di riflessione per la società?
Questa sentenza ha ridato molta fiducia a tutto il Paese. L’Italia intera attendeva la decisione giusta, che si riflette in questa sentenza. È importante sapere che la giustizia esiste. Chi si trova in situazioni analoghe, ci deve credere e se serve, deve lottare perché alla fine arriva”;

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Ci racconta di Marco?
Basta guardare le sue foto per capire com’era. Era un bel ragazzo, sorridente, trasmetteva energia e voglia di vivere. Era intelligente, andava bene a scuola, era pieno di valori, il figlio che tutti vorrebbero. Marco era appassionato delle frecce tricolori, il suo obiettivo era diventare pilota delle frecce tricolori o comunque volare. Secondo me, grazie alla sua ambizione, ci sarebbe riuscito. Aveva le doti fisiche necessarie e tutte le possibilità di poter realizzare i suoi sogni. Possibilità però, che gli sono state tolte. Ho solo bei ricordi di mio figlio, anche se non sono tanti. Vent’anni sono veramente pochi”;

Com’è andata avanti la sua vita e quella di sua moglie?
La nostra vita è terminata la sera in cui Marco è morto. Da allora io e mia moglie sopravviviamo, andiamo avanti. Fino ad oggi siamo stati spinti dalla forza di lottare per la giustizia e forse è stato proprio nostro figlio a darcela. Adesso siamo arrivati al dunque, quindi sotto certi aspetti avremo anche la possibilità di elaborare il lutto. Ci hanno tolto tutto, Marco era il nostro unico figlio, tutto quello che avevamo. Adesso siamo in un clima di sopravvivenza. Mia moglie invia ancora i messaggi a Marco sul cellulare che teniamo attivo, parliamo con le sue foto in casa e al cimitero”;

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Questa mattina, martedì 4 maggio, gli avete portato un mazzo di fiori al cimitero…
Quel mazzo di fiori gliel’abbiamo promesso sei anni fa. Ci sono stati momenti in cui abbiamo pensato che non saremmo riusciti a mantenere la parola, invece alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stata un’emozione stupenda. È come se l’avessimo liberato per sempre, per lasciarlo riposare in pace”;

Cosa direbbe alla famiglia Ciontoli?
Non gli direi nulla. Hanno avuto sei anni di tempo per contattarci, dire la verità, e non l’hanno fatto. Fin dall’inizio, da quella sera stessa, hanno nascosto tutto, mi hanno fatto solo del male. Non li odio, ma non ho niente da dirgli. Stanno pagando per quello che hanno fatto”.

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