Patrick Zaki, cittadinanza italiana, l’appello Station to Station a iNews24: “Firmate la petizione”

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Se venisse riconosciuta la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, il potere di negoziazione dell’Italia con l’Egitto avrebbe un altro peso. Patrick non sarebbe più un cittadino solo egiziano, e in virtù dei rapporti economici con il nostro Paese, crediamo che la situazione potrebbe cambiare”. Sono le parole di Cecilia Scolari della community Station to Station, formata da sette sardine dell’Emilia Romagna che si è costituita in occasione del quarantesimo anniversario della Strage di Bologna.

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Insieme ai suoi amici, Cecilia ha organizzato una raccolta firme per far sì che Zaki diventi cittadino italiano: “Dopo il nostro primo flash mob, abbiamo deciso di impegnarci in tutte le situazioni che in qualche modo interessano il terrorismo e i regimi autoritari. Così ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per Patrick, dal momento che lui, difensore dei diritti umani, qualcosa per noi l’avrebbe fatta – spiega Cecilia Scolari – Abbiamo deciso quindi di chiedere una presa di posizione del nostro Paese a livello nazionale con la cittadinanza italiana a Patrick”. L’iniziativa di Station to Station in meno di un mese è arrivata a 170mila firme. Patrick Zaki dovrà restare altri quarantacinque giorni in custodia cautelare in carcere. La difesa aveva chiesto di nuovo la scarcerazione dello studente per permettergli di incontrare il padre ricoverato.

Station to Station - Facebook
Station to Station – Facebook

Cecilia, qual è il vostro obiettivo?
Insisteremo affinché venga attribuita a Patrick la cittadinanza italiana. La nostra petizione in poco più di un mese ha raggiunto 170mila firme. Lunedì scorso siamo stati invitati dalla deputata Lia Quartapelle che ha lanciato la mozione alla Camera e che è stata sottoscritta da oltre settanta parlamentari di diversi partiti politici. L’iter procedurale è decisamente avviato, chiediamo che arrivi al Presidente della Repubblica, al quale spetta la decisione dopo aver sentito il Consiglio di Stato. 170mila firme sono veramente tante se pensiamo che sono state raggiunte in poco più di un mese e rappresentano una significativa volontà degli italiani”;

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Cosa è cambiato da quando siete stati a Roma?
Lunedì, quando siamo stati a Roma insieme a Mattia Santori, presidente delle sardine, abbiamo notevolmente aumentato il numero di firme e contiamo in un atto di coraggio da parte del nostro Paese, perché finalmente venga rispettata la carta dei diritti fondamentali che l’Europa ha fatto sua da decenni. Riteniamo che ci siano i presupposti: un articolo ben preciso del nostro ordinamento prevede la possibilità che il Presidente della Repubblica dia la cittadinanza, laddove ricorrano i diritti fondamentali e l’interesse fondamentale del Paese”;

Patrick Zaki
Patrick Zaki

In che modo la vicenda di Patrick riguarda gli interessi dello Stato?
Per la condizione di abusi a cui è sottoposto, il diritto all’integrità psicofisica, la libertà di manifestazione del pensiero e anche perché sta subendo trattamenti disumani e degradanti. Lo Stato italiano ha il dovere di tutelare Patrick in relazione anche al rapporto stretto con uno studente già laureato, accolto dalla Comunità Europea grazie al progetto Erasmus per il quale si è impegnato, ha vinto una borsa di studio molto difficile da vincere e tra i pochi posti, ha scelto proprio il nostro Paese come meta per proseguire il suo percorso. I suoi studi erano focalizzati sui diritti della diversità di genere, lo scambio multi etnico e multiculturale che evidentemente non è piaciuto al regime egiziano. Lui, che studia i diritti umani, è stato brutalmente incarcerato”;

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Cosa potrebbe cambiare secondo voi nella condizione attuale di Patrick Zaki, se diventasse cittadino italiano?
Banalmente, il potere di negoziazione dell’Italia con l’Egitto avrebbe un altro peso. Se Patrick non fosse più cittadino solo egiziano, crediamo che l’Italia potrebbe avere un potere di negoziazione diverso, anche in virtù dei rapporti economici che esistono”;

Patrick ha già la cittadinanza onoraria in alcune grandi città italiane come Milano, Bologna, Napoli, Salerno, Ferrara, Messina, Bari, Chieti, Avellino e altre ancora…
Questo è cartina tornasole di quanto i cittadini italiani lo considerino già italiano. Arrivano richieste quotidiane da singole città per l’attribuzione della cittadinanza. Quella nazionale incornicerebbe tutte queste istanze”;

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Avete mai avuto contatti con la famiglia di Patrick?
No, ma la famiglia di Patrick ha saputo della petizione. La sorella spera che lui ottenga la cittadinanza italiana. Sappiamo che loro sono d’accordo”;

patrick Zaki
Patrick Zaki, confermati altri 45 giorni di detenzione (Twitter)

Avete invece saputo come sta Patrick?
Non abbiamo fonti dirette con i suoi avvocati. Sappiamo quello che apprendiamo dai media. Abbiamo saputo che Patrick non ha voluto dichiarare nulla all’udienza di domenica, che ha saputo delle condizioni del padre. Ha cercato, con un sorriso, di mandare un messaggio ai suoi sostenitori, in particolare ai suoi compagni di studio. Non ha idea di quello che sta succedendo. Probabilmente ne abbiamo molta più noi di lui. Sappiamo che dorme per terra e che le condizioni igieniche in cui vive sono assolutamente degradanti, altro motivo per cui l’Italia dovrebbe intervenire”;

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Vuole lanciare un appello per la raccolta firme per la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki?
Diversi personaggi politici e non, si stanno spendendo. Crediamo che sia fondamentale che si continui a firmare la petizione e a condividerla, perché è importante far sentire che gli italiani hanno a cuore Patrick, che non lo dimenticano, che non ci sono solo in occasione dell’anniversario triste dell’anno della sua carcerazione o quando c’è l’ennesima udienza. Ogni giorno dobbiamo far sentire che la petizione cresce e invito chi ha firmato a condividere il link e invitare altri a firmare. Noi non ci fermiamo e continuiamo ad urlare quello che Patrick per primo ci ha insegnato: quanto difendere i diritti umani, fondamentali dell’individuo sia necessario per porre fine agli abusi e condannati a livello istituzionale in Italia e nell’Unione Europea”.

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