Covid, un dossier dell’intelligence: “I contagi sono almeno il 50% in più”

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Covid, un dossier dell’intelligence: “I contagi sono almeno il 50% in più”. L’ultimo rapporto consegnato all’ex governo Conte testimonia come le infezioni siano sottostimate

Contagi dossier intelligence
Covid, un dossier dell’intelligence: “I contagi sono almeno il 50% in più” (Foto: Getty)

L’intelligence al servizio della task force governativa impegnata nella lotta al coronavirus ha condiviso dei dati estremamente interessanti che riguardano i contagi nel nostro Paese. Il dossier consegnato all’ex governo Conte mostra una fotografia preoccupante dei casi Covid in Italia. Come si apprende da Repubblica infatti, “le infezioni da Covid sarebbero sottostimate del 50%”. Questa divergenza con le stime diffuse è da ricercare nel numero di temponi inferiore alla media nel periodo di metà novembre. Prima di Natale non abbiamo avuto quindi uno specchio reale della curva epidemiologica e questo porta ad una valutazione fuorviata della situazione attuale.

Sul documento si legge: “Osservando le terapie intensive nella parte finale dell`anno, si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell’epidemia verso la metà dicembre. Questo rialzo non è stato immediatamente tracciato dai numeri nazionali a causa dei pochi test effettuati in quel periodo”.

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Covid, un dossier dell’intelligence: “La curva epidemiologica non è in calo”

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Covid, un dossier dell’intelligence: “I contagi sono almeno il 50% in più” (Foto: Getty)

L’intelligence governativa ha quindi testimoniato come prima di Natale la curva epidemiologica sia tornata a salire. Questa aumento non è stato tracciato visto che nei bollettini ministeriali veniva detto il contrario. Secondo le notizie diffuse, dal picco del 13 novembre (+40.902 casi) il numero di infezioni è andato progressivamente calando, con un piccolo rimbalzo proprio in prossimità del 25 dicembre. Il numero di temponi ha rappresentato una discriminante troppo importante per essere tralasciata, portando a valutazioni non corrette.

A peggiorare la situazione è stato l’inizio del conteggio dei tamponi antigenici nel computo complessivo giornaliero. Questo numero aggregato avrebbe di fatto impedito un confronto diretto con le serie storiche passate. In più l’attendibilità degli stessi test rapidi non ha la stessa incidenza di quelli molecolari (solo il 60%), allontanandoci dal quadro reale.

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