Anzaldi (Italia Viva) a iNews24: “La crisi di governo c’è già”

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Michele Anzaldi (screenshot da Facebook)

Il deputato di Italia Viva, Miche Anzaldi, dice la sua sullo scontro interno alla maggioranza, non risparmiando forti critiche sull’esperienza di governo degli ultimi mesi. Troppi i problemi irrisolti per il deputato renziano, che oltre al tema sanitario ed economico, pone l’accento anche su un problema di tipo democratico

 

Onorevole Anzaldi, è da un paio di giorni che la tensione nella maggioranza è ormai palpabile. Possiamo dire che questo scontro sul Recovery è il momento più difficile per il governo da quando è nato il Conte-bis?

“Diciamo che, finalmente o disgraziatamente, sono arrivati i nodi al pettine. Dopo mesi in cui si è solo parlato, senza ascoltare minimamente i nostri richiami, si è riusciti ad arrivare ad un appuntamento fondamentale come quello della discussione sul Recovery, senza aver deciso nulla. In altri casi si sarebbe addossata la colpa alla burocrazia, ai tempi della politica, ma stavolta non è cosi, anzi è molto peggio, perché qui si sta sfruttando un’emergenza sanitaria. Si è andati avanti a colpi di Dpcm da marzo, calpestando le garanzie costituzionali e il parlamento. Adesso basta, lo dobbiamo agli interessi sanitari ed economici del Paese”

 

La crisi di governo

La sua sembra una critica che non si limita alla cabina di regia per la governance del Recovery Fund…

“È così infatti. Ma vi sembra normale che dopo 9 mesi dall’inizio di questa pandemia siamo arrivati ad avere quasi mille morti al giorno, un’economia in ginocchio e una marea di gente che non ha ricevuto nulla per far fronte all’emergenza? Anche la campagna vaccinale è in ritardo e dopo mesi di discussioni ancora non abbiamo comprato i vaccini. Il Recovery è certamente un tema, ma non è l’unico. Voglio dire, anche una volta trovato un accordo su questo punto, arriverà comunque dopo 8 mesi di disastro. La gente per strada non discute del Recovery Fund, ma parla delle attività che chiudono, del lavoro che non si trova e dei posti letto che non ci sono in ospedale”

Oggi pomeriggio il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, a proposito di una possibile crisi di governo  ha detto “l’Italia dopo il lockdown sanitario non può permettersi anche un lockdown politico”, lei che ne pensa?

“Il presidente Sassoli sta in Europa, mentre chi sta in Italia ha il dovere di dare risposte agli italiani. Il problema è che queste risposte non sono ancora arrivate. La crisi già c’è, ma non è solo una crisi di governo, è una crisi con il Paese che sta male”

 

I punti cruciali: Recovery Fund e Servizi segreti

Ci sono dei margini per ricucire lo strappo con il Premier?

“Per superare questo nodo, che ripeto non significherebbe aver risolto tutti i problemi, basta accettare i punti fondamentali illustrati molto chiaramente da Renzi ieri in Senato. Innanzitutto che il premier ritiri la proposta della cabina di regia composta solo da super-esperti, perché in Italia  esiste un parlamento e non c’è la tecnocrazia. Secondo, che si rinunci ad istituire “una fondazione dei servizi segreti”,  proposta tra l’altro bocciata anche dal Copasir”

Mes maggioranza
Parlamento (©Getty Images)

Ma è una battaglia solo di Italia Viva o avete trovato anche altre sponde nei gruppi parlamentari?

“Ieri Renzi è stato applaudito da gran parte dell’aula…”

Soprattutto dai banchi dell’opposizione però…

“Non solo, anche da alcuni esponenti del Partito Democratico. Del Rio stesso è stato molto duro, dichiarando che “non delegheremo i nostri compiti ad altri”. Dopodiché, al di là degli equilibri politici, noi siamo in guerra con un virus sanitario ed economico. Dobbiamo uscirne vivi, siamo sotto attacco e non c’è schieramento politico che tenga, non è una questione di sinistra o destra. Io sarò anche più esasperato di molti miei colleghi, ma è perché quando la gente mi ferma per strada e mi chiede spiegazioni, io semplicemente non so che rispondere e tutto ciò avviene perché  questo è un Paese bloccato e senza un futuro”

L’onorevole Giorgia Meloni ha dichiarato oggi che non si fida dell’ultimatum di Renzi. Vuole rispondere?

“Alla Meloni rispondo con l’evidenza dei fatti.  Siamo sempre stati chiari, se il premier accetta le nostre richieste sulla cabina di regia e sui servizi segreti,  allora noi siamo disposti a discutere, a sederci e votare il Recovery, altrimenti non ci stiamo. Nessun giochetto”

 

I rapporti di Palazzo Chigi con gli organi d’informazione

 

 Lei, visto anche il suo ruolo in Commissione di Vigilanza RAI,  è stato molto duro sulle modalità di gestione delle conferenze stampa da parte del premier e più in generale sulla comunicazione ed esposizione mediatica di Palazzo Chigi. Pochi giorni fa ha dichiarato che “si è superato i livello di guardia, peggio di quando c’era Berlusconi”. Detto da un ex Pd è un’ affermazione un po’ forte, no?

“Non direi, anzi è riduttiva. Ma lei ha visto i titoli o i servizi dei Tg in Rai? Le mie non sono mica percezioni, sono dati e numeri.  Anche il finanziamento delle agenzie di stampa non può essere assegnato da palazzo Chigi, ma deve essere un compito del parlamento. Mi lasci dire che in questi mesi sono accadute delle cose molto gravi, tra cui la notizia del premier indagato, con tanto di richiesta di procedimento al tribunale dei ministri, che non è stata neppure inviata alle agenzie”

 

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