Lutto nel giornalismo, è morto Carlo Franco

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Carlo Franco ci saluta per sempre: il giornalista napoletano, protagonista del reportage relativo al titolo ‘Fate presto’ per il terremoto dell’80 in Irpinia, si è spento a 84 anni. 

Carlo Franco

Lutto nel giornalismo: è morto Carlo Franco, cronista dalla grande carriera con passaggi tra Il Mattino, La Repubblica e la Rai. Aveva appena 82 anni. Divenne noto soprattutto per il titolo “Fate presto” relativo al suo servizio per il terribile terremoto in Irpinia del 1980. Il sisma, di magnitudo 6.9 con epicentro, causò 2.914 morti quasi 9.000 feriti e 280 mila sfollati. Franco seguì in primissima linea quei giorni tragici.

Carlo Franco ci saluta per sempre

Oggi, 40 anni dopo, stava lavorando ancora sul terribile dramma campano. Stava infatti preparato un reportage su quanto accaduto quel maledetto 23 novembre, con l’intento di raccogliere racconti e testimonianza di quei giorni. “Per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla”, fu il catenaccio che seguì la storica e drammatica apertura.

Franco si occupò di cronaca ma non solo. Ha approfondito anche politica, cultura e sport. Si è occupato in particolare dei due scudetto del grande Napoli di Diego Armando Maradona. “Ha raccontato Napoli tra le sue bellezze e le sue feriti. Ha descritto in maniera mirabile cronaca, politica e sport per decenni e decenni. E’ stato un grande e l’intera città lo ricorda, con sentite condoglianze alla famiglia”, ha riferito il sindaco Luigi De Magistris.

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Rosetta D’Amelio, ex presidente del Consiglio regionale, lo ha invece ricordato col seguente messaggio via Facebook: “C’eravamo sentiti pochi giorni fa. Mi aveva cercata già prima della campagna elettorale. Si stava occupando nuovamente del terremoto, del quarantennale, ed era desideroso di tornare in Irpinia e rivedere i nostri territori a 40 anni dal sisma”. 

E ancora: “Sono commossa mentre leggo la notizia della sua scomparsa. E’ stato un maestro di giornalismo e un amico. E l’Irpinia gli deve molto, per aver fatto luce con la sua penna sulla sofferenza, il dramma, le responsabilità e i ritardi di quei tremendi giorni seguiti al 23 novembre 1980”. 

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