Infortunio Zaniolo, gli step del recupero: “Rischio recidiva era alto, ora serve pazienza”

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L’infortunio di Nicolò Zaniolo un fulmine a ciel sereno per la Roma e il calcio italiano. Abbiamo parlato con Daniele Tozzi, preparatore atletico del Coni, per provare a capire i prossimi step.

Niccolò Zaniolo
Infortunio Niccolò Zaniolo (Getty)

L’infortunio di Nicolò Zaniolo in Nazionale, nella sfida di Nations League contro l’Olanda, ha inevitabilmente monopolizzato le prime pagine dei giornali sportivi per diversi giorni. Nonostante sia uscito sulle sue gambe, il verdetto degli esami strumentali è stato quello più nefasto: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Una conferma che ha per forza di cose riportato il giovane talento giallorosso a pochi mesi prima, era il 12 gennaio 2020, quando a cedere fu il legamento crociato anteriore dell’altro ginocchio, il destro.

Per rivederlo in campo bisognerà aspettare a lungo, non meno di sei mesi. Per fare chiarezza sul percorso di riabilitazione e riatletizzazione che attende Zaniolo, abbiamo parlato con Daniele Tozzi, preparatore atletico all’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del Coni e consulente in materia per numerosi sportivi professionisti di primo piano impegnati in diverse discipline.

Nuovo infortunio per Zaniolo, ancora un crociato seppur dell’altro ginocchio. Ci può essere un legame coi ritmi serrati del calcio degli ultimi mesi, una predisposizione del giocatore o solo tanta sfortuna?

Partiamo dal presupposto che parliamo di recidiva, a prescindere dal fatto che il ginocchio interessato sia l’altro. Io, come i miei colleghi, eseguo continuamente una serie di test per evidenziare limitazioni del movimento. Limitazioni che devono essere eliminate prima di rimettere un atleta in campo, a prescindere dallo sport praticato. Test funzionali che si eseguono su tutti gli atleti e a maggior ragione su quelli che arrivano da un infortunio, essendo la probabilità di recidiva molto alta.

Va identificato un punto debole, che tutti hanno dopo un infortunio serio, e da lì si inizia a lavorare con esercizi correttivi. Il fatto che ad essere interessato, nel caso di Zaniolo, sia l’altro ginocchio è del tutto ininfluente. Il rischio di recidiva è in partenza elevato. (ne avevamo già parlato a metà luglio, qui, ndr).

Prima di intraprendere una preparazione vera e propria bisogna lavorare sul ristabilire una simmetria e una funzionalità del movimento generale, è la base su cui costruire poi il resto. Senza una solida base di partenza non si può andare a lavorare su movimenti specifici come ad esempio un cambio di direzione.

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Molti si interrogano sulla massa muscolare dei calciatori attuali, di molto superiore rispetto ad anni fa. Può effettivamente essere anch’essa un fattore di rischio?

Come dicevo prima, i lavori di forza si fanno in presenza di un’ottima base in termini di qualità dei movimenti, altrimenti si rafforzano anche le problematiche. Di per sé una massa muscolare particolarmente sviluppata non è assolutamente un fattore di rischio, ogni atleta poi va valutato e seguito singolarmente.

Per esperienza personale posso dire che l’infortunio è causato, quasi sempre, da un livello insufficiente di qualità del movimento. Aver subito un altro infortunio in precedenza è un fattore determinante. Uno degli elementi comuni di tutti gli atleti infortunati è la scarsa mobilità, lo scarso controllo motorio e delle asimmetrie posturali negli arti inferiori.

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Infortunio Zaniolo, Tozzi: “Un conto è tornare ad allenarsi, un conto è tornare a giocare”

Infortunio Zaniolo
Infortunio Zaniolo (Getty Images)

Che tempistiche possiamo ipotizzare per un ritorno in campo?

Bisogna distinguere tra i tempi di recupero per l’intervento chirurgico, quindi tornare a camminare bene sostanzialmente, e quelli per tornare in campo. Ad esempio, nel caso di un giocatore dell’Nba, i tempi di recupero per una rottura del crociato sono pressoché doppi rispetto alla Serie A, dai 9 ai 12 mesi. I tempi per la riatletizzazione cambiano da caso a caso, non si può fare una stima accurata a monte. Almeno sei mesi direi ma poi devono essere i test a dirlo.

Quanto conta la componente psicologica nel recupero da un infortunio grave?

Sicuramente c’è, si tratta comunque dell’infortunio più grave per un calciatore, a maggior ragione in caso di recidiva. Gli infortuni al crociato non avvengono praticamente mai per un contatto di gioco, avvengono “spontaneamente”. Il calciatore quindi deve essere stimolato anche sul piano emotivo, deve superare la paura, ci deve credere lui per primo.

E’ un lavoro lungo che richiede da parte dell’atleta molta pazienza e altrettanta fiducia nello staff che lo segue. Allo stesso tempo è fondamentale che il preparatore ponga l’atleta al centro di tutto, l’obiettivo è riportarlo al top della condizione a prescindere dalle tempistiche necessarie. Il calciatore è pronto quando confermato da valutazioni oggettive e scientifiche.

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Calciomercato Roma: “A distanza di tre anni Milik è da considerare pronto”

Milik
Calciomercato Juventus, intesa con Milik: la contropartita per il Napoli (Foto: Getty)

Restando sulla Roma, tra gli obiettivi di mercato più appetibili per i tifosi c’è Milik. Anche per lui infortunio al crociato nel 2016 e poi ancora nel 2017. Molti si interrogano sull’integrità fisica del giocatore.

A distanza di tre anni si può considerare recuperato a pieno, l’eventuale recidiva normalmente avviene poco dopo. Dopo infortuni di tale portata inoltre i calciatori eseguono un ulteriore lavoro di prevenzione per tutto il proseguio della carriera. Ad oggi Milik è un giocatore pronto. Il lavoro di prevenzione si fa a prescindere anche sugli atleti senza infortuni pregressi.

Passando all’attualità invece sono diversi i calciatori risultati positivi al Covid-19 e quindi, come da protocollo, messi in isolamento. La preparazione che svolgeranno lontano dal gruppo sarà sufficiente? Parliamo ovviamente di coloro che non presentano sintomi.

Un lavoro di mantenimento va fatto, con membri dello staff o preparatori personali. L’obiettivo è quello di non avere giocatori in ritardo nella preparazione al momento del ritorno in gruppo. Un atleta professionista ad ogni modo non può permettersi di rimanere fermo, serve l’allenamento tanto quanto uno stile di vita disciplinato.

Dopo questa estate particolare, tra coppe in agosto e mancati ritiri, che campionato possiamo attenderci?

Dipende dalla programmazione, sarà una preparazione un po’ diversa probabilmente. Come avvenuto con le squadre francesi in Champions, se il lavoro è fatto bene e con una programmazione precisa può essere un campionato divertente. Sarà interessante la partenza, con squadre più riposate e libere da tournèe internazionali e amichevoli che spesso portano scarsi benefici.

a cura di Marco Eremita

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