World of Warcraft, 15 anni fa il virus nel videogame: “Dopo vi fu la rabbia”

Quindici anni fa nel famoso videogame Word of Warcraft vi fu, per errore di programma, un virus che i ricercatori americani stanno studiando

World of Warcraft
World of Warcraft

Nel 2005 si diffuse nel famoso gioco online Word of Warcraft un virus, per errore di programma, che uccise buona parte della popolazione. La ricercatrice Nina Fefferman, epidemiologa all’Università del Tennessee, studiò il fenomeno e spiega a La Repubblica: “Ovviamente un videogame e il mondo reale sono cose diverse, ma certe reazioni e dinamiche sono le stesse”.

Assieme al collega Eric T Lofgren, è autrice dello studio The untapped potential of virtual game worlds to shed light nel quale si studia e spiega il fenomeno raffrontandolo alla realtà.

Word of Warcraft, ecco come sono andate le cose 15 anni fa

Il tutto, nel gioco, ha origine il 13 settembre del 2005. La Blizzard, casa di sviluppo, aveva realizzato un’espansione che aggiungeva alcune terre remote dedicate solo ai giocatori più forti. Qui vi abitava un drago chiamato Hakkar che, se attaccato, rispondeva con l’incantesimo chiamato Corrupted Blood capace sia di dimezzare i punti vita dell’avversario sia di contagiare i suoi compagni. Il virus continuava ad assorbire la vita fino alla morte dei componenti se non si utilizzavano delle magie di cura. Questo effetto non avrebbe dovuto superare i confini delle terre dell’espansione. Qualcosa andò però storto e, con il ritorno dei contagiati nelle terre principali, vi fu l’inizio della diffusione dell’epidemia. Per i giocatori di alto livello si verificava solo un brutto raffreddore che richiedeva attenzioni costanti. Chi non era di alto livello, coloro a cui Hakkar non era accessibile, moriva quasi all’istante ed il virus ritornava anche se si veniva resuscitati.

“Con la fascia di popolazione più debole decimata, l’equivalente di bambini, anziani o immunocompromessi, le città si svuotarono”, afferma la Fefferman. “Alcuni giocatori capirono il rischio ed evitarono di entrare nel gioco. Altri, presi dalla curiosità, andarono a vedere cosa succedeva sottostimando il contagio. E, prendendo a viaggiare, diffusero ancor più il virus”.

La Blizzard fece di tutto per correggere l’errore e provò anche la quarantena, ma poi dovette arrendersi. Dunque non poté far altro che chiudere i server colpiti e ripristinare il gioco al giorno prima del rilascio dell’espansione.

La studiosa racconta anche ciò che successe dopo di ciò: “Quel che accadde in World of Warcraft, dopo la pandemia, fu una lunga sequenza di accuse alla software house per la gestione dell’emergenza e recriminazioni reciproche sui comportamenti tenuti durante l’emergenza. La rabbia ruppe amicizie che duravano da anni. Se guardo al mondo di oggi, vedo già i semi di un risentimento generazionale e fra Paesi”.

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