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Le origini dell’attuale coronavirus potrebbero avere le loro radici nella combinazione di altri due agenti patogeni.

Coronavirus

In questi primi mesi del 2020 tutti hanno imparato a conoscere e capire cos’è e cosa causa il coronavirus. Studi su studi nel frattempo si susseguono, ma ancora non sono chiare le origini.

Facciamo prima una digressione, parlando del fatto che a dicembre 27 delle prime 41 persone contagiate erano state in un mercato di Wuhan, ma il primo caso umano non avrebbe attraversato quel luogo.

C’è poi una stima della datazione molecolare basata sulle sequenze genomiche SARS-CoV-2 che ne indica un’origine a novembre. Questo solleva domande sul legame tra l’epidemia e la fauna selvatica. La SARS-CoV-2 è una molecola di RNA di circa 30.000 basi contenente 15 geni, incluso il gene S che codifica per una proteina situata sulla superficie dell’involucro virale.

Analisi genomiche comparative hanno dimostrato che SARS-CoV-2 appartiene al gruppo dei Betacoronavirus e che è molto vicino a SARS-CoV. Quest’ultimo esponsabile di un’epidemia di polmonite acuta del 2002 manifestatasi nella provincia cinese del Guangdong e poi diffusa in 29 paesi nel 2003. È noto che i pipistrelli del genere Rhinolophus erano il serbatoio di questo virus e che un piccolo carnivoro, lo zibetto di palma, potrebbe aver servito da ospite intermedio tra i pipistrelli e i primi casi umani.

Origini del coronavirus, gli studi sulla possibile ricombinazione

Ora sono stati isolati altri betacoronavirus dal pipistrello della specie Rhinolophus affinis e del pangolino i quali hanno sequenze genomiche simili rispettivamente per il 96% ed il 99% al SARS-CoV-2. Per non entrare troppo nel dettaglio, possiamo dire che il coronavirus isolato dal pangolino è in grado di entrare nelle cellule umane mentre quello isolato dal pipistrello R. affinis non lo è.

Questi studi e confronti però suggeriscono che il virus SARS-Cov-2 è il risultato di una ricombinazione tra due diversi virus. Uno è vicino al RaTG13 (quello del pipistrello) e l’altro più vicino al virus del pangolino. È importante sapere che la ricombinazione provoca un nuovo virus potenzialmente in grado di infettare una nuova specie ospite. Perché si verifichi la ricombinazione, però, i due virus divergenti devono aver infettato contemporaneamente lo stesso organismo. Ora restano in piedi le domande sull’organismo in cui è avvenuta la ricombinazione ed in quali condizioni ha avuto luogo.

Lo studio è stato condotto dall’Università della Sorbona.

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