Pensione, errore dell’Inps: cosa fare se è arrivato assegno più basso

L’INPS ha commesso un errore per il quale ad alcuni anziani è arrivata una pensione più bassa a gennaio. Cosa fare per rimediare

Un errore dell’INPS e nient’altro. Chi ha ricevuto la pensione più bassa a gennaio non deve preoccuparsi perché c’è stato soltanto un problema di calcolo. Per questo motivo l’assegno di gennaio 2020 è arrivato più basso e per questo più di 100 mila pensionati hanno ricevuto un assegno previdenziale meno corposo dei mesi precedenti. Se è successo niente paura: è soltanto il risultato di un errore di calcolo dell’INPS. Si poteva porre rimedio prima, ma purtroppo è venuto alla luce soltanto quando gli assegni erano già partiti, perciò quando ormai era troppo tardi per rimediare. Ma non c’è problema: al di là dell’ovvio disagio per quanto accaduto, chi ha ricevuto una pensione più bassa sarà rimborsato prima possibile, probabilmente già in quella di febbraio.

Ma cosa è accaduto? In pratica il famoso bonus Poletti, un aumento della pensione previsto dal governo Renzi, ha subito per sbaglio un annullamento. Per questo è stato soppresso il conguaglio del 2020 che copriva l’aumento del 2019, per circa 100mila pensionati che ricevevano un assegno tra i 1.500 e i 2 mila euro circa. L’INPS ha assicurato di aver già corretto l’errore e ha fatto intendere che con tutta probabilità il rimborso sarà aggiunto alla pensione di febbraio. Nulla da fare, pertanto, se non aspettare un po’. Chi ha temuto che gli fosse stata ridotta la pensione può rasserenarsi: nessuna trattenuta. L’operazione sarà automatica e bisogna solo attendere che vada a buon fine.

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Pensione, chi può avere quota 102: la possibile novità INPS per il prossimo anno

INPS Pensioni più basse
Storica insegna dell’INPS presso Nizza Monferrato (fonte Wikipedia – Davide Papalini)

Terminata nel 2021 la sperimentazione di “Quota 100”, la possibilità di andare in pensione per chi, fra età e contributi, avesse raggiunto 100 anni complessivi, presto potrebbe essere il momento di “Quota 102”. Una proposta lanciata sul ‘Corriere della Sera’ da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, per dare una maggiore flessibilità per chi va in pensione senza però penalizzare troppo le generazioni future. Lì la situazione è parecchio complicata: al momento una grande fetta di giovani lavoratori rischierebbe il pensionamento di vecchiaia a 71 anni. Peggio ancora la situazione per i 40enni di oggi: secondo uno studio della Cgil, questa particolare categoria di contribuenti, specialmente chi ha un lavoro saltuario o part-time rischia di andare in pensione non prima dei 73 anni.