Banda della Uno Bianca: Alberto Savi in permesso, è polemica

Banda della Uno Bianca, Alberto Savi ha sfruttato un permesso premio nel periodo di Natale ed è scattata subito la polemica. Il dolore è ancora vivo.

Alberto Savi Uno Bianca
Alberto Savi, permesso premio per uno dei componenti della ‘Uno Bianca’ (via Websource)

Banda della Uno Bianca: a 25 anni dall’ultimo crimine commesso, i fratelli Savi tornano a far parlare di loro. In particolare Alberto Savi che insieme a Fabio e Roberto era stato riconosciuto come uno dei membri del commando criminale. In sette anni, tra il 1987 e il 1994 hano provocato la morte di 24 persone, ma lui a Natale è uscito dal carcere.

Una notizia emersa soltanto oggi e che fa molto discutere. Savi, classe ’65 e all’epoca dei fatti poliziotto, durante le ultime vacanze natalizie ha goduto di un permesso premio. Così ha potuto trascorrere qualche giorno a casa con i suoi familiari. Sta scontando l’ergastolo nel carcere di Padova e alla fine del permesso è rientrato regolarmente in carcere, come ha spiegato la sua legale.

Soprattutto non era la prima volta che Alberto Savi poteva lasciare, anche se soltanto per poco tempo, la sua cella. Nell’aprile del 2018 infatti aveva ottenuto tre giorni e mezzo di permesso per le feste di Pasqua. E ancora, nel 2017 aveva usifruito di altre  12 ore da passare in una comunità protetta. Come ha precisato la legale, in carcere lavora con una cooperativa e il suo comportamento è seguito in maniera costante da chi deve decidere sui permessi.

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Alberto Savi a casa in permesso, i familiari delle vittime protestano

Alberto Savi Uno Bianca arresto
Alberto Savi all’epoca dell’arresto (via Websource)

Ma il nome di Alberto Savi è legato ad una delle pagine più tragiche della storia italiana negli ultimi trent’anni. Insieme ai due fratelli e ad altri tre componenti (Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta e in misuraminore Luca Vallicelli) è stato membro della Banda della Uno Bianca. Un’organizzazione criminale che in Emilia-Romagna, ma non solo, si è dedicata a rapine a mano armata e altri crimini per sette anni. Il bilancio finale fu di 24 morti, 102 feriti e un risarcimento complessivo, da parte dello Stato, di 19 miliardi di loire alle vittime.

I componenti della banda sono stati tutti arrestati verso la fine del 1994 e almeno quattro di loro hanno subito condanne pesantissime. E la notizia del permesso premio ad Alberto Savi arriva a poche ore dal 29esimo anniversario dell’eccidio del ‘Pilastro’, quartiere bolognese nel quale vennero uccisi tre carabinieri.

Ecco perché i parenti delle vittime hanno espresso tutta la loro contrarietà a queste concessioni. A parlare, a nome degli altri, è stata Rosanna Zecchi, presidentessa dell’associazione dei famigliari delle vittime: “La nostra è una battaglia contro i mulini a vento – ha dichiarato ad un’agenzia – e più diciamo che non riusciremo mai a perdonare i killer della Uno Bianca e più li fanno uscire. Sono convinta che non sono pentiti. La nostra non è una battaglia personale, ma in difesa della società civile”.