Il Referendum indetto dalla Lega Nord sulla maggiore autonomia da parte del Veneto e della Lombardia si farà domani, domenica 22 ottobre 2017. Per questa occasione, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha voluto rilasciare una intervista al Corriere della Sera dove parla non solo del voto di domenica ma, essendo sicuro del risultato positivo, anche di quello che succederà subito dopo che si sarà proceduto alla votazione. Ecco uno stralcio dell’intervista:

(Maroni) «Lunedì? Faremo un rapporto dettagliato al Viminale e al governo su come è si è svolta la prima esperienza di voto elettronico in Italia». Il governatore lombardo Roberto Maroni sta per entrare alla Fiera di Bergamo, alla serata finale della campagna per il Sì al referendum sulle autonomie.

Tutto qui?
«Le pare poco? Comunque, martedì farò un intervento in consiglio regionale su come è andata la consultazione. E chiederò di approvare in pochissimi giorni una mozione che mi dia il mandato per trattare a Roma su tutte e 23 le materie previste dalla Costituzione».

Tutte subito non è un po’ propagandistico?
«Noi vogliamo essere gli apripista, dare piena attuazione alla riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione».

Però, parla di residuo fiscale. Il ministro Martina dice che parlare di residuo fiscale è «quasi secessionista». Si rischia una «deriva catalana»?
«Il referendum avrà esattamente l’effetto previsto: chiedere competenze allo Stato secondo quanto prevede la Costituzione. Quanto al residuo fiscale, quello lombardo è il più alto in valore assoluto ma anche percentuale. È al 17%, mentre quello dell’Emilia, al secondo posto, è al 10%. Perché questa differenza? Cosa c’entra con la solidarietà nazionale? Capisco Martina e il Pd: a fronte dei loro sindaci che dicono Sì al referendum, cercano di arrampicarsi sui vetri perché han capito che per loro il danno è fatto».

Lei ha fissato la soglia del successo al 34%. Non manca di ambizione?
«Io spero che votino molti più lombardi. Ma quella è la soglia con cui fu approvato il referendum sulla riforma del Titolo V. Dato che il voto di domani nasce da quello che la sinistra definì storico ed epocale, mi è sembrato giusto fissare l’asticella a quell’altezza».

Quando dovrebbe concludersi la trattativa?
«Io vorrei chiuderla prima delle Politiche. Questa è una cosa di tutta la Lombardia, non mi interessa usarla in campagna elettorale. Se volessi, la tirerei in lungo, e poi prima delle elezioni butterei il tema in mezzo dicendo che il governo non ci dà ascolto. Invece, mettiamoci a ragionare, troviamo l’intesa e io lo riconoscerò a Gentiloni così come ho fatto con Renzi sul Patto per la Lombardia: allora tutti mi dicevano che gli avevo fatto uno spot firmando poco prima del referendum di dicembre».