Cesare Battisti non è semplicemente un ideologo estremistra, è stato condannato all’ergastolo in Italia per ben 4 omidici in tutti i vari gradi di appello. La sentenza nei suoi confronti non ha mai potuto avere luogo perché il terrorista rosso è fuggito in Brasile dove l’ex presidente Lula, prima di terminare il suo mandato, il 31 dicembre 2010 ha posto il veto all’estradizione.

Il 6 giugno 1978 Cesare Battisti uccide personalmente un maresciallo di Udine, Antonio Santoro. Il 16 febbraio 1979 la sua banda uccide un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, il cui figlio Alberto resta paralizzato. Battisti ha organizzato quel delitto, ma non partecipa all’esecuzione perché lo stesso giorno va a fare da copertura, armato, ai complici che sopprimono un negoziante di Mestre, Lino Sabbadin, “giustiziato” come il gioielliere perché si era opposto a precedenti rapine. Il 19 aprile 1979
è Battisti in persona ad uccidere, a Milano, il poliziotto della Digos Andrea Campagna.

Ed ecco ieri che, intervistato dall’Ansa, Cesare Battisti ha rilasciato questa intervista all’Ansa, dove dimostra ancora una volta di non essere affatto pentito dei suoi trascorsi:

“Tutte le morti sono deplorevoli. Ma non c’è motivo che io chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri”.

L’Italia è “un paese così arrogante”, ha detto Battisti intervistato dal quotidiano brasiliano ‘Folha de S.Paulo’. A Roma “sono convinti che sia un compito per loro facile portarmi via” dal Brasile, ha aggiunto l’ex terrorista, definendo l’atteggiamento italiano nei suo confronti come un’espressione di “orgoglio e vanità”. Il presidente brasiliano, Michel Temer, ha l’occasione di compiere “un grande atto di giustizia e umanità” nei miei confronti, ha aggiunto Battisti.

“Vorrei che il presidente Temer prendesse coscienza profonda della situazione – ha proseguito l’ex terrorista – anche perché ha tutti gli strumenti giuridici e politici per fare un atto di umanità e lasciarmi qui” in Brasile. “La mia arma per difendermi non è fuggire. Mi trovo dal lato della ragione, ho tutto dalla mia parte”, ha sostenuto Battisti.

“Sono in prescrizione dal 2013 e non si può tornare indietro dopo cinque anni”, ha aggiunto l’ex terrorista, riferendosi alla decisione dell’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, di concedergli asilo politico nel 2010.

“Adesso abbiamo un governo veramente democratico in Brasile e non possiamo dare protezione a un criminale. L’estradizione deve essere fatta”, ha detto a Milano il sindaco di San Paolo, João Doria, dopo aver incontrato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.