A Lamezia Terme un marocchino ha tolto la vita a 8 italiani. Purtroppo, in questo caso, anche se fosse stato italiano l’avrebbe fatta franca lo stesso con poco. Ma andiamo per ordine e raccontiamo la storia:

“Non ha pagato niente per quello che ha fatto. Era ubriaco e non era in grado di guidare quel giorno. Era anche senza patente. Non l’ho mai incontrato, spero di non incontrarlo mai”. A parlare è Gennaro, uno dei superstiti di quella strage, quel giorno rimasto vivo per miracolo. Ma ha perso tutto. “Io non posso descrivere – continua Gennaro in una intervista televisiva la rabbia che ho per questo ragazzo che ha ucciso tutti i miei amici e mio fratello pure”.

Nonostante le queste condizioni sopra descritte, e che Chafik El ketani nel 2010 abbia travolto e ucciso 8 ciclisti a Lamezia Terme, è tornato in libertà, dopo solo 5 anni di carcere. Nemmeno un anno per ogni vittima. Il marocchino era alla guida di una Mercedes, senza patente appunto e, sotto la guida di sostanza stupefacenti. E, nonostante le sue condizioni fisiche fossero pessime, percorreva la strada ad una andatura molto veloce, al punto da non accorgersi quasi di aver travolto tutti quei poveri e ignari ciclisti.

Questa storia ci fa riflettere sulla equità della giustizia italiana. Sul fatto che se una persona (volontariamente, perché non doveva mettersi alla guida il marocchino quel giorno) ne uccide altre 8 in un colpo solo, secondo le nostri leggi, in alcuni casi (questo è uno di quelli) può tranquillamente tornare a piede libero dopo una pena ridicola. E chi ce lo dice che non lo rifarà? Come possiamo stare tranquilli?