I radical chic in Italia la chiamano ‘immigrazione’, ma di fatto è una sostituzione etnica senza precedenti. Nemmeno le guerre hanno causato dali sconvolgimenti demografici, perché moriva parte della popolazione, non veniva sostituita. Quindi il futuro restituiva, in parte, ciò che si era perduto.

Non sarà così se non fermiamo quello che sta accadendo: non potremo tornare indietro. Non sarà più Italia, sarà Africa.

L’’esplosione demografica del Continente Nero, causata soprattutto dagli aiuti occidentali, è destinata a cambiare radicalmente il volto dell’Europa e del nostro Paese se, come chiede Bill Gates, non li fermiamo al di fuori delle nostre frontiere.

Un drammatico rapporto pubblicato dal Centro Studi Machiavelli , “Come l’immigrazione sta cambiando la demografia italiana”, celebra il genocidio etnico degli italiani: tra meno di due generazioni, nel 2065, la popolazione immigrata, in Italia, potrebbe arrivare a rappresentare oltre il 40% della popolazione totale.

Se nel 1950 il Vecchio Continente ospitava il 21% della popolazione mondiale, oggi, grazie alle politiche propugnate dai criminali politici come Bonino, questa percentuale è crollata al 9,8%, e si stima che nel 2050 solo il 7,3% della popolazione mondiale sarà europea. Nel 2050 diminuirà anche la quota di popolazione di Asia e Nord America. Un trend radicalmente opposto si registra, invece, in Africa, dove si stima che si troverà il 40% della popolazione mondiale alla fine di questo secolo.

La popolazione africana, inoltre, è più giovane di quella europea, con un’età media di 19 anni nel 2015, mentre il Vecchio Continente è vecchio di nome e di fatto, con un’età media che sale a 41,6. È negli ultimi anni, inoltre, secondo il rapporto, che si registra il massimo gap sul numero di figli per donna tra Europa e Africa.

“L’aumento esponenziale dell’immigrazione dall’Africa, che coinvolge spesso nazionalità non provenienti da zone di conflitto, è da mettersi in relazione con la non meno rapida crescita demografica”, spiega a Daniele Scalea, analista del Centro Studi Machiavelli, che ha curato il report. Lo scorso anno i richiedenti asilo africani in Italia rappresentavano il 71,6% sul totale dei rifugiati, ma pochissimi di loro provenivano da Paesi in guerra, come la Libia. Il 62% del totale dei richiedenti asilo nel nostro Paese proviene, piuttosto, da Stati come Nigeria, Gambia, Senegal, Eritrea, Costa d’Avorio, Mali, Guinea e Ghana, dove la popolazione cresce a ritmi serrati. I nigeriani, ad esempio, che da soli rappresentano il 22% sul totale dei richiedenti asilo in Italia, arrivano da un Paese dove, secondo le stime delle Nazioni Unite, i 182 milioni di abitanti attuali potrebbero arrivare a 800 milioni già entro il 2100.

Lo scenario è drammatico. Da qui al 2065 potrebbero arrivare in Italia 14,4 milioni di stranieri, “che produrranno 2,5 milioni di figli addizionali nel medesimo lasso di tempo”. A questi 16,9 milioni di futuri immigrati il rapporto aggiunge, calcolandone le presumibili dimensioni in prospettiva temporale, il numero degli stranieri già presenti sul territorio nazionale e di quelli naturalizzati. Si arriva così ad un totale di 22,3 milioni di persone che nel 2065 potrebbero comporre la comunità di immigrati di prima e seconda generazione nel nostro Paese e che rappresenteranno il 41,6% degli abitanti “su un totale previsto della popolazione italiana pari a 53,7 milioni”. “In base alle proiezioni, è ragionevole ipotizzare che nei Paesi dell’Europa Occidentale le etnie indigene perderanno la maggioranza assoluta, in molti casi già prima della fine di questo secolo”, afferma l’analista.