INPS, tremano i pensionati: c’è chi rischia di non ricevere soldi

Una nuova circolare da parte dell’INPS fa sbarrare gli occhi ai pensionati, ma vediamo nello specifico a chi o cosa si riferisce

L’istituto nazionale ha diramato un comunicato con cui chiarisce la gestione di alcune pensioni per specifici gruppi di persone. A tremare sono i pensionati e non solo che vedono il rischio di non percepire soldi.

Truffa Inps
(via WebSource)

Venerdì 7 ottobre, l’INPS ha diramato la circolare n.110 con la quale ha fornito ulteriori chiarimenti circa la decorrenza delle pensioni da liquidare a carico delle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi valide sia quelle per vecchiaia che le uscite anticipate. A far pronunciare l’istituto sono le tante richieste di precisazioni pervenute da parte del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in ordine alla decorrenza da attribuire a queste pensioni in caso di regolarizzazione, intervenuta dopo la domanda di pensione, di periodi contributivi determinanti per il diritto e collocati anteriormente ad essa.

Molto semplicemente, la pensione anticipata decorre a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora i requisiti lo consentano, esattamente come stabilito dal legislatore. Ad oggi, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale è possibile validamente perfezionare il requisito contributivo a seguito di versamenti contributivi effettuati successivamente alla presentazione della domanda e relativi a periodi pregressi privi di copertura contributiva.

INPS, pensione anticipata: chi può richiederla? I casi specifici

inps
Il logo Inps (screenshot)

Fino al 31 dicembre 2026 è in atto questo tipo di normativa: possono richiedere la pensione anticipata tutti i soggetti che abbiano un requisito contributivo di 41 anni e 10 mesi (pari a 2.175 settimane) se donne, 42 anni e 10 mesi (pari a 2.227 settimane) se uomini. Ci sono, tuttavia, dei casi specifici analizzati da QuiFinanza.it che entrano ancor di più nel dettaglio:

  • per i lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione prima del 1° gennaio 1996, alcune gestioni a carico delle quali è liquidato il trattamento pensionistico prevedono che, del predetto requisito contributivo (42 anni e 10 o 41 anni e 10 mesi), almeno 35 anni di contribuzione siano al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti;
  • per i lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione dal 1° gennaio 1996, ossia coloro che possono accedere al trattamento pensionistico con il sistema di calcolo contributivo, non è invece valutabile la contribuzione derivante dalla prosecuzione volontaria, mentre quella accreditata per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata per 1,5;
  • i soli lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione dal 1° gennaio 1996, inoltre, possono chiedere la pensione anticipata al compimento del requisito anagrafico di 64 anni di età, da adeguare a decorrere dal 2023 agli incrementi della speranza (il requisito dei 63 anni, infatti, è stato innalzato dal 1° gennaio 2013 per effetto degli intervenuti adeguamenti alla speranza di vita), a condizione che risultino soddisfatti i seguenti ulteriori requisiti (ovvero almeno 20 anni di contribuzione effettiva, con esclusione della figurativa, e l’ammontare della prima rata di pensione non inferiore a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale.