Di Maio e Tabacci presentano Impegno Civico: “Lasciamo agli estremisti i veti”. Calenda: “Chiesto al Pd il minimo sindacale”

Intanto proprio Luigi Di Maio è uno dei nodi da sciogliere per l'eventuale adesione di Azione di Carlo Calenda nella lista Progressisti e Democratici.

Luigi Di Maio, Bruno Tabacci - Foto di Ansa Foto
Luigi Di Maio, Bruno Tabacci – Foto di Ansa Foto

Impegno civico è un partito riformatore che guarda ai giovani, al sociale, che guarda alla transizione, all’ambiente, alla digitalizzazione. IC non parla agli estremisti, a chi vuole sfasciare tutto, a chi fonda la propria politica sui no. Saremo moderati, e questo sarà un vantaggio”. Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in occasione della presentazione del nuovo partito politico nato da un accordo con Bruno Tabacci.

Quello di Impegno civico è un percorso nato quando qualcuno ha scommesso contro l’Italia. Berlusconi, Salvini e Conte hanno fatto cadere il governo per il proprio tornaconto”, continua l’ex grillino, aggiungendo che “il fronte riformista deve essere unito”. 

Dopo aver fondato Insieme per il Futuro, che ha accolto molti dei suoi ex colleghi del Movimento 5 Stelle, Di Maio ha deciso di intraprendere un ulteriore percorso in vista delle elezioni e ha accusato chi ha fatto cadere il governo Draghi di aver “messo al centro Putin. Contro di loro serve unità. Lasciamo agli estremisti le ironie, i veti. Quando ci sono delle priorità, si risponde con l’unità, non con la divisione. Questo è l’unico modo per superare questa fase storica. La vittoria degli estremisti significa isolarci dall’Europa”. 

Il simbolo di impegno civico ha un’ape, “simbolo”, spiega il ministro degli Esteri, “della battaglia ambientalista che intendiamo portare avanti”. 

Di Maio: “Impegno Civico dovrà prendersi cura dell’Italia”

Impegno civico dovrà prendersi cura dell’Italia, tutta, e dei suoi cittadini – conclude Di Maio – E costruire insieme un nuovo percorso. Dobbiamo fronteggiare una crisi internazionale. Tutti i leader dei partiti devono sottoscrivere una lettera alla Commissione Ue in cui si sostiene il governo Draghi in carica per ottenere il tetto al prezzo del gas. Famiglie e imprese non possono aspettare la fine della campagna elettorale e la formazione di un nuovo governo. Uniamoci almeno in questo”. 

Centrosinistra: le richieste di Calenda a Letta

Carlo Calenda, Enrico Letta (archivio) - Foto di Ansa Foto
Carlo Calenda, Enrico Letta (archivio) – Foto di Ansa Foto

Intanto proprio Luigi Di Maio è uno dei nodi da sciogliere per l’eventuale adesione di Azione di Carlo Calenda nella lista Progressisti e Democratici. “Quello che abbiamo chiesto a Letta è una cosa molto semplice. Non candidare Frantoianni, che ha votato 55 volte la sfiducia a Draghi, nei collegi uninominali; non candidare Bonelli che non vuole il termovalorizzatore e il rigassificatore a Roma, nei collegi uninominali; non candidare Di Maio, che ha distrutto tutto il lavoro che abbiamo fatto al MISE, ed è stato uno dei politici più trasformisti della storia, nei collegi uninominali. Che vuol dire? Vuol dire non ci chiedere di prendere i nostri voti, perché nei collegi uninominali si sta insieme sotto un nome, e di mettere il simbolo di Azione e Più Europa, per eleggere queste persone. Ed è talmente logico, che noi abbiamo allo stesso tempo detto a Enrico Letta “certo, allo stesso modo noi non candideremo negli uninominali che ci spettano personalità divisive che bisogna unire per vincere. È una cosa di buon senso, di serietà”. Sono le parole di Carlo Calenda in un video pubblicato su Twitter.

Calenda: “Chiesto il minimo sindacale. Se la risposta è no, la responsabilità della rottura è di Letta”

La seconda cosa che abbiamo chiesto è se possiamo avere una base di programma comune – aggiunge il leader di Azione – Non tutto, ognuno ha le sue differenze. Noi abbiamo presentato una proposta e ci sono tante cose che Letta condivide: il salario minimo, lo Ius Scholae. Possiamo avere una proposta chiara sui termovalorizzatori e rigassificatori, perché sennò non c’è più nessuna agenda Draghi. Queste sono le due cose che abbiamo chiesto. Io voglio sapere se vi sembrano assurde o no. Perché a me sembra veramente il minimo sindacale per non mettere insieme un’accozzaglia piena di idee diverse, totalmente incoerente e di scarsa qualità. E se la risposta sarà no, intanto che arrivi una risposta, perché la stiamo aspettando da molto tempo. Ma se la risposta sarà no, e allora caro Enrico Letta, la responsabilità della rottura sarà interamente tua. E noi a viso aperto andremo a combattere, con una proposta di governo credibile, nel proporzionale, per bloccare l’avanzata di Meloni”.