Variante Delta, Pregliasco a iNews24: “In autunno un’altra ondata di contagi, chi non si vaccina non è solidale”

Il Direttore Sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, analizza l’andamento dell’epidemia: “Siamo arrivati ad un plateau massimo del livello di diffusione almeno per questa ondata, ma in autunno mi aspetto un altro colpo di coda”. Sulla vaccinazione dei più giovani il virologo milanese non ha dubbi: “Sono un serbatoio più che ampio per la diffusione del virus”

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Covid pregliasco
Prof. Fabrizio Pregliasco (screenshot da Youtube)

Professore, oggi 5.664 nuovi casi, 19 morti e un tasso di positività del 3,5%, in aumento rispetto al 2,8% di ieri. Dati alla mano, come fotografa la situazione epidemiologica nel nostro Paese?

“Sicuramente il rischio è ancora quello di avere una continuità di presenza del virus, dato che la variante Delta è molto più contagiosa. Dobbiamo sempre considerare in ogni situazione in cui veniamo in contatto con un’ altra persona che esiste una probabilità di infezione, anche se per esigenze di vita e per scelte politiche è stato permessa e attuata questa condizione di maggior libertà”

Quindi possiamo dire di essere già nella quarta ondata della pandemia?

“Di fatto direi proprio di sì, siamo in una situazione di crescita che però per fortuna non ha un incremento verticale come nelle settimane precedenti. Probabilmente siamo arrivati ad un plateau massimo del livello di diffusione almeno per questa ondata, ma mi attendo successivamente in autunno e inverno un ulteriore ondata, diciamo un altro colpo di coda. Dobbiamo immaginare questa pandemia un po’ come un sasso lanciato dentro uno stagno, con plurime onde che via via andranno a risolversi, ma purtroppo questo sarà da considerare nell’ottica di un periodo piuttosto lungo, probabilmente due o tre anni

È una situazione molto simile a quella dell’anno scorso, siamo certi quindi che questi nuovi contagi autunnali saranno inevitabili?

“Purtroppo la variante Delta è un po’ come se fosse un altro virus, ha caratteristiche di contagiosità maggiore e un coinvolgimento superiore anche per le persone più giovani, quindi sì,  temo che sia inevitabile questo rialzo autunnale

Il problema degli over 50 ancora non vaccinati

Lombardia anti influenzale
vaccini Italia (Foto: Getty)

Come possiamo uscirne?

“Io credo che l’elemento fondamentale che potrà permetterci una convivenza più civile con il virus sia  quello di avere una vaccinazione più estesa possibile, anche perché ha dimostrato di essere particolarmente efficace, e soprattutto, anche nei casi in cui comunque l’infezione avvenga, è limitata a piccole situazioni  non rilevanti dal punto di vista clinico”

A proposito di vaccinazione, resta sempre il problema della fascia d’età relativa agli over 50, di cui solo il 71% ha attualmente completato il ciclo di immunizzazione. Come si convince questo zoccolo di duro di persone di cui  la maggior parte, evidentemente, non ha alcuna intenzione di vaccinarsi?

 “Sarà difficile, perché parliamo di uno zoccolo duro di persone che incomprensibilmente  e senza una giustificazione scientifica reale hanno paura del vaccino, perché lo considerano sperimentale e perché non hanno più paura della malattia. Non sarà facile convincerli e spero che anche attraverso il coinvolgimento dei medici di famiglia questa situazione possa migliorare un po’, ma temo che una quota di queste persone semplicemente non vorrà essere solidale con gli altri. È di questo che si tratta, perché la vaccinazione è  qualcosa che protegge noi stessi, la nostra famiglia, ma soprattutto la comunità intera di cui tutti, in teoria, facciamo parte”

 Vaccino agli under 12, “anche loro sono un  serbatoio di contagio”

Vaccinazione in Italia (Getty Images)

 Lei pochi giorni fa ha anche fatto riferimento alla vaccinazione degli under 12, dicendo che  sono comunque un serbatoio per la diffusione del virus, a maggior ragione in previsione di settembre quando ci sarà il rientro a scuola. Secondo lei si dovrebbe arrivare ad imporre un obbligo vaccinale anche per loro?

“Ritengo che in questo momento di grande diffusione e di alto rischio di contagio anche i più giovani debbano essere vaccinati. Forse in futuro sarà necessario concentrarci con richiami vaccinali per le persone più fragili e maggiormente a rischio, ma in questo momento anche per loro la patologia non è una passeggiata. In 2 casi ogni 1000.000  riscontriamo una situazione di gravità abbastanza rilevante di forme di problematiche immunitarie che possono determinare effetti pesanti, e nell’1% dei ragazzi colpiti dall’infezione rileviamo effetti che purtroppo necessitano anche il ricovero ospedaliero. Credo che questo basti per considerare anche i più giovani come un serbatoio più che ampio per la diffusione del virus”

Secondo lei come si possono  superare in questo caso i dubbi dei genitori, che magari sono stati alimentati anche da una comunicazione che non sempre è stata chiara e lineare?

“Purtroppo è vero, ma c’è da dire che, dal momento dell’inizio di questa pandemia, è stato molto difficile poter fare una comunicazione che potesse essere sicura e certa. Siamo andati avanti molto velocemente per approfondimenti nel cercare di comprendere sempre meglio le caratteristiche di questo virus, però per quanto riguarda la vaccinazione, vorrei puntualizzare che non si tratta assolutamente di vaccini prodotti in pochi mesi, ma di una tecnologia che era in sviluppo da una decina di anni e che grazie ai grossi finanziamenti ha permesso di industrializzare la produzione e renderla finalmente disponibile.  l messaggio che deve essere chiaro a tutti è che oggi abbiamo dati oggettivi sia negli studi clinici che nell’applicazione reale, e questi dati in tutto il mondo  confermano una sicurezza nella vaccinazione anche nei soggetti  più piccoli”

 

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