Green pass falso, chi lo controlla e chi paga la multa? La circolare del Viminale fa chiarezza

Dopo le proteste di ristoratori e gestori di locali al chiuso, il Viminale specifica chi deve controllare i documenti di identità dei clienti

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green pass

Controllare il green pass dei clienti spetta ai gestori di ristoranti, bar e locali al chiuso, che però non sono tenuti a verificare le loro generalità confrontandole con i documenti di identità. Possono farlo soltanto in caso di palesi violazioni.

Questo, in sintesi, quanto emerge dalla lettura della circolare del Ministero dell’Interno trasmessa ieri a prefetti e questori per far luce su alcuni punti di difficile interpretazione rimasti nel decreto legge che rende obbligatorio il lasciapassare verde per tutti i luoghi a rischio assembramento.

Il controllo dei documenti di identità degli avventori sarà svolto a campione dalle forze dell’ordine. La circolare firmata dal capo di gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi, arriva dopo le precisazioni della ministra Luciana Lamorgese a Torino: “I gestori dei locali non possono controllare le generalità dei clienti” aveva detto la titolare del dicastero.

Dopo una giornata di consultazioni con il Ministero della Salute e con Palazzo Chigi, il Ministero dell’Interno ha stilato il documento destinato a placare le polemiche di ristoratori e gestori di locali pubblici che erano scesi in piazza per urlare “non siamo poliziotti”.

Green pass obbligatorio

Dal 6 agosto è diventato obbligatorio il possesso del green pass per accedere a ristoranti e bar al chiuso, piscine, palestre, parchi tematici, impianti sportivi, teatri, cinema e luoghi di cultura come i musei. Il green pass attesta l’avvenuta vaccinazione almeno con una dose nei nove mesi precedenti, oppure la guarigione dal Covid19 nei sei mesi precedenti o ancora l’essersi sottoposto a tampone (rapido o molecolare) nelle 48 ore precedenti.

La verifica del green pass

Il decreto legge del 23 luglio prevede due fasi di controllo sul green pass. Il primo, a carico dell’esercente, è quello della verifica del possesso del codice Qr tramite l’app VerificaC-19. Il secondo, il confronto tra i dati del lasciapassare e i documenti di identità.

Sebbene non specificato chiaramente dal testo, questo compito sembrava essere in capo sempre ai gestori dei locali perché la stessa applicazione per la scansione del pass invita a eseguirlo. Frattasi, invece, con la circolare diffusa ieri chiarisce che il controllo delle generalità per evitare abusi spetta alle forze dell’ordine. Unica eccezione, quando ci sono “manifeste incongruità” tra i dati riportati sul green pass e quelli anagrafici.

Via libera dal Garante della Privacy

Il Garante della Privacy si è espresso sul tema in risposta a un quesito posto dalla Regione Piemonte. L’Authority apre alla possibilità per i gestori di controllare i documenti di identità degli avventori.

Multe e sanzioni

Restava aperto ancora il nodo delle sanzioni, che i gestori temevano di dover pagare se nel loro locale dovessero essere scoperti abusi e green pass contraffatti. Anche in questo caso, la circolare del Ministero dell’Interno giunge a fare chiarezza: a dover pagare l’ammenda in caso di contraffazioni (e rispondere anche del reato di falso) sono i clienti, a meno che non vengano rilevate palesi responsabilità dell’esercente.

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