Fedeli (PD) a iNews24: “Ex-terroristi, la loro lotta armata era contro la democrazia. Amnistia? No a colpi di spugna”

La senatrice del Partito Democratico, Valeria Fedeli, non ha dubbi sulla vicenda giudiziaria che riguarda i dieci ex militanti armati arrestati in Francia: “Parliamo semplicemente dell’applicazione delle leggi e del rispetto delle sentenze”. L’esponente Dem, non polemizza con la decisione francese in merito alla concessione della libertà vigilata e si dimostra fiduciosa sul proseguo della vicenda: “Sono i giudici che devono valutare e decidere: non bisogna cercare vendette, né dimostrare un finto buonismo solo per il fatto che siano passati cosi tanti anni”

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Valeria Fedeli (@facebook)

Senatrice, che idea si è fatta dopo gli arresti dei dieci ex militanti armati che da anni avevano ormai trovato rifugio in Francia?

“Penso sempre che sia giusto sottoporsi ai processi e che le leggi e gli esiti delle sentenze vadano rispettati. Non è mai stato chiaro perché prima non fosse stata concessa l’estradizione, ma ciò che ora deve essere chiaro a tutti è che non si può scappare per sempre dalla giustizia. Ecco perché considero questi arresti un avvenimento molto importante, seppur con decenni di ritardo”

Lei ha anche un passato di militanza politica attiva nel sindacato e conosce molto bene il periodo storico che inquadra quei fatti…

“Sì, e ho sempre contrastato in prima persona gli elementi di violenza che esacerbavano la lotta politica. Gli anni di piombo non vanno mai archiviati nella memoria storica e gli atti di violenza che sono stati commessi vanno sempre condannati. Per questo voglio dedicare un ricordo a Guido Rossa, che ha dato la vita per difendere la democrazia, e ricordare il coraggio della mia organizzazione, la Cgil, che si è schierata da subito con le istituzioni e contro chi, anche tra le nostre file, parlava di ‘compagni che sbagliavano’. I principi delle leggi e delle sentenze sono importanti e vanno rispettati, altrimenti non esisterebbero più né lo stato di diritto, né la cultura del rispetto della legge di un Paese, due elementi fondamentali per la convivenza democratica”

Le autorità francesi dopo gli arresti hanno concesso a tutti gli imputati la libertà vigilata, la ritiene una misura adatta alle loro condizioni?

“Se hanno deciso cosi, sono certa che sia conseguente all’applicazione delle leggi. Sono i giudici che devono valutare e decidere, non bisogna cercare vendette, né dimostrare un finto buonismo solo per il fatto che siano passati cosi tanti anni”

La richiesta di estradizione alla Francia

Macron
Emmanuel Macron (Getty)

Per l’estradizione comunque potrebbero volerci ancora due o tre anni e la prescrizione per molti di loro è ormai prossima…

“Dobbiamo sempre rispettare la cultura dello stato di diritto, con le sue leggi e le sue tempistiche. Se si pensa che una legge non vada bene, allora si prova a cambiarla, ma fino a quando questo non avviene, quella stessa legge va rispettata. Questo è un principio che deve valere per tutti in un Paese democratico, anche per chi subisce un processo molti anni dopo”

In molti sostengono che, dopo oltre quaranta anni, gli ex-terroristi non siano più quelle persone che sono state condannate in Italia.

“Sicuramente, ma questo d’altronde vale per tutti dopo quarant’anni.  Il punto però è che noi stiamo parlando di una sentenza da applicare rispetto a dei delitti che sono stati effettivamente commessi. Fino ad oggi non era stato possibile a causa dell’impedimento delle leggi francesi, ora invece bisogna cercare di procedere, facendo rispettare anche le leggi italiane per quanto possibile”

Nessuno dei condannati ha più commesso reati nei decenni successivi, non significa nulla? 

“Certamente il fatto che non abbiano più commesso fatti delittuosi nel contesto delle leggi francesi è una cosa positiva, ma anche la giustizia italiana deve fare i conti con i crimini di quegli anni. Oggi anche il nostro Paese ha gli strumenti per affrontare questa vicenda, che ci tengo a sottolineare, riguarda una responsabilità esclusivamente giudiziaria degli imputati, non storica. Parliamo semplicemente dell’applicazione delle leggi e del rispetto delle sentenze passate in giudicato per dei delitti che sono stati commessi “              

La protezione francese e il dibattito sull’amnistia

Carcere
Carcere e amnistia (Foto: Pixabay)

Molti di loro hanno sempre rifiutato l’etichetta di terroristi, ma secondo lei c’è differenza tra lotta armata e terrorismo?

“I terroristi usavano la parola “lotta armata” per rifarsi ideologicamente al periodo dei partigiani che combattevano contro l’occupazione nazifascista; un paragone assolutamente improprio, perché la loro lotta armata, era contro una società civile e democratica. Mi dispiace, ma erano e rimangono terroristi”

Per quale motivo in Francia molti intellettuali non la pensano così, al punto da sottoscrivere l’ennesimo atto in difesa degli arrestati?

“Me lo sono chiesta anche io, ma non capisco. Quello di molti intellettuali francesi è un atto che giustifica la violenza politica, mentre io non penso che in democrazia si possano mai giustificare atti violenti di terrorismo. Probabilmente la Francia deve anche in qualche modo rispondere a se stessa per il fatto di averli tenuti per tutti questi anni, rispondendo negativamente alle richieste italiane”

Questa vicenda ha riaperto il dibattito pubblico sull’opportunità di concedere o meno un’amnistia per i fatti relativi agli anni settanta, lei sarebbe d’accordo?

“Quello che posso dire è che  mi preoccupa sempre che si intervenga sulle questioni di giustizia attraverso il dibattito pubblico. No, non sarei d’accordo ad un’amnistia tout court. Ci sono delle fattispecie nelle quali può avere una sua logica, ma prima vanno valutate le condizioni in essere e ci sono degli organismi preposti per farlo. Parliamo di fatti che vanno valutati dal punto di vista del processo, non si può fare un colpo di spugna solo perché sono passati quarant’anni da quei delitti, non sarebbe giusto” 

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