Ivano Bordon a iNews24: “Scudetto all’Inter. Donnarumma il migliore”

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Ivano Bordon è stato raggiunto dai microfoni di Inews24.it per parlare del calcio ai tempi del coronavirus, della lotta scudetto, del momento dell’Inter, e di tanto altro ancora.

Ivano Bordon (foto Facebook)

Ivano Bordon, ex portiere di Sampdoria e Inter tra le altre, è uno di quei giocatori che per la sua carriera e per quelle doti tecniche da fuoriclasse è riuscito a ritagliarsi un pezzo di storia nel mondo del calcio. Ha vinto 2 scudetti, 3 Coppe Italia e un mondiale da giocatore nel 1982. Nel 2006 in qualità di preparatore dei portieri, ha preso parte nella vittoriosa spedizione azzurra guidata da Marcello Lippi. Di recente, inoltre, ha pubblicato un libro autobiografico – “In presa alta. Le parate di una vita di un portiere gentiluomo d’altri tempi” -, del quale ha parlato ai nostri microfoni.

Face to Face con Ivano Bordon

Ivano Bordon in tuffo (foto Facebook)

Handanovic sembra non sentire il peso degli anni ed è ancora una garanzia. L’Inter può contare su di lui a lungo termine?

“Handanovic è un portiere che può dare ancora tanto all’Inter: tra i pali è una sicurezza. Gli anni non giocano a suo favore e perciò punterei a inserire in rosa un giovane con un po’ di esperienza, in modo tale che possa crescere sotto la guida di Samir”.

Chi è il miglior portiere italiano sino ad oggi?

“Difficile fare solo un nome; l’Italia ha sempre avuto bravissimi portieri. Detto ciò, se dovessi stilare una lista dei migliori numeri 1 italiani non posso fare a meno di non citare Dino Zoff, Gigi Buffon e Angelo Peruzzi. Attualmente, invece, il migliore è Gigio Donnarumma”.

Come le sembra l’Inter sotto la guida di mister Conte?

“Conte è al suo secondo anno in nerazzurro e credo che stia facendo molto bene. L’anno scorso è arrivato a -1 dalla Juventus in campionato ed ha disputato una finale di Europa League. Quest’anno è dietro al Milan e a +5 dalla Juventus. L’Inter possiede una rosa ricca di talenti e con i 5 cambi a disposizione potrebbe spuntarla, ma attenzione al Milan”.

Chi è la favorita per lo scudetto secondo lei?

“Vincerà chi non gioca le coppe. La Champions League e l’Europa League sono due competizioni che portano via molte energie ai giocatori e l’Inter è l’unica squadra che non avrà impegni infrasettimanali”.

Ivano Bordon quali degli attaccanti di A di oggi avrebbe temuto più di tutti?

“Sicuramente Lukaku, Cristiano Ronaldo e Zlatan Ibrahimovic. Questi sono attaccanti che ai portieri, ma anche ai difensori, fanno vedere i sorci verdi. Un po’ come ai miei tempi Boninsegna, Altobelli e Graziani”.

Restiamo in tema attaccanti e ricordiamo un bomber che aiutò gli azzurri a vincere il Mondiale ’82. Lei ha avuto modo di conoscerlo da vicino durante l’esperienza azzurra. Che tipo era Paolo Rossi e quanto faceva paura averlo di fronte come avversario?

“Paolo Rossi era un ragazzo gioviale; aveva il sorriso stampato sulle labbra. Era molto simpatico e amava fare quelle battute tipiche dei “toscanacci”. Come giocatore poi non si discute: era un rapinatore d’aria”.

Lei ha vinto un mondiale da giocatore nel 1982. Come giudica il lavoro svolto da Mancini e dove possono arrivare gli azzurri al prossimo europeo.

“L’arrivo di Mancini sulla panchina della Nazionale ha avuto un impatto positivo. Abbiamo assistito a molti cambiamenti con lui in regia, tra cui l’inserimento in squadra di giocatori molto giovani e la qualità di gioco brillante e vivace. I frutti dei suoi insegnamenti sono stati raccolti e credo l’Italia lotterà per vincere l’Europeo”.

La pandemia, gli stadi vuoti e tutte le norme da rispettare dentro e fuori dal campo. Com’è cambiato il calcio ai tempi del coronavirus?

“Il calcio col passare degli anni già di per sé vive dei cambiamenti. Il coronavirus ha reso la vita difficile a tutti e sul campo, per i giocatori è difficile vivere la partita in uno stadio vuoto. I tifosi ti danno sempre quel qualcosa in più e spronano la squadra a fare meglio. Inoltre quel silenzio che permette a tutti di ascoltare ciò che dice l’allenatore o il giocatore è un po’ surreale. Purtroppo bisogna attenersi alle regole e alle restrizioni dettate da questa pandemia”.

Lei ha scritto un libro autobiografico: “In presa alta. Le parate di una vita di un portiere gentiluomo d’altri tempi”. Che messaggio ha voluto trasmettere ai lettori?

“È la storia della mia vita e ho voluto far conoscere anche ai giovani quelli che sono stati i momenti che un ragazzo sempre con la passione e la volontà riesce ad arrivare con sacrifici a traguardi non solo calcistici ma anche umani”.

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