Myanmar, colpo di stato militare: arrestata la presidente San Suu Kyi

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Colpo di stato militare in Myanmar, con l’esercito che ha deciso di arrestare San Suu Kyi. Gli Usa chiedono subito il ripristino della democrazia.

Myanmar colpo stato
La presidente della Birmania in manette dopo il golpe (Getty Images)

Colpo di stato dell’Esercito in Myanmar, con i militari che hanno deciso di arrestare la presidente Aung San Suu Kyi, eletta democraticamente. Subito dopo aver imposto le manette alla leader del paese, l’esercito ha rilasciato un comunicato in cui afferma di aver preso il controllo della nazione. Un’azione coordinata da circa una settimana, con le forze militari che hanno governato il paese per quasi mezzo secolo.

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Lo scorso anno, però, era arrivata la svolta con i cittadini che sono andati alle elezioni, votando democraticamente e scegliendo proprio la San Suu Kyi, del partito della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), come nuova presidente. Ma alle prime ore dell’alba, sia la presidente che il presidente Win Myint sono stati arrestati dai militari nella capitale Naypyidaw. Il tutto a poche ore dalla prima riunione in parlamento dopo le lezioni.

Myanmar, arriva il colpo di stato: gli Usa chiedono il ripristino della democrazia

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San Suu Kyi, presidente eletta del paese (Getty Images)

Subito dopo il colpo di stato, i militari hanno giustificato l’azione attraverso il proprio canale televisivo. Infatti le forze armate del paese ritengono che ci siano state “enormi irregolarità” nelle elezioni di novembre, con la commissione elettorale che non era riuscita a trovare rimedio. Inoltre facendosi forza della legge, i militari hanno così preso il controllo del paese dichiarando lo stato d’emergenza.

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Non si è fatta attendere la risposta degli Usa, con Joe Biden pronto ad affrontare la prima sfida diplomatica del suo mandato. Infatti gli uffici della Casa Bianca hanno chiesto immediatamente il ripristino della democrazia. Jen Psaki, portavoce del governo Americano ha affermato che gli Usa si oppongono a qualsiasi tentativo di alterare il risultato delle recenti elezioni o di ostacolare la transizione democratica del Myanmar.

Ma non solo, gli Usa promettono anche di agire contro i responsabili se questi passi non saranno invertiti. Arriva anche il sostegno dell’Australia con la ministra degli Esteri, Marise Payne che ha chiesto ai militari di rispettare lo stato di diritto del paese. Per questo motivo è stato chiesto ai militari di risolvere le controversie attraverso meccanismi legali e di rilasciare immediatamente tutti i leader civili e le altre persone detenute illegalmente.

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