Covid-19, italiano ricoverato a New York: il conto è salatissimo

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Covid-19, un italiano è stato ricoverato a New York in marzo dopo essersi ammalato. Conto astronomico ma per fortuna c’è una soluzione

New York Coronavirus
New York è stata la grande città americana più colpita dal Coronavirus (Getty Images)

Ricoverato per Coronavirus a New York, gli è arrivato un conto da oltre 100mila dollari. É la storia di Francesco Persico, elettricista per mestiere ma anche vice sindaco di Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo. La sua provincia, compreso il paese nel quale vive, è stata una delle più colpite dalla pandemia fin da marzo. Ma lui si è ammalato durante una trasferta per lavoro negli Stati Uniti e dopo aver rischiato la vita, ha rischiato anche di dover pagare una cifra altissima.

La storia, emblematica anche per fare capire come funziona la sanità in Italia a differenza di alti Paesi, l’ha raccontato lui stesso al ‘Corriere della Sera. A fine febbraio è volato a New York insieme ad altri tre colleghi, lasciando a casa la moglie e la figlia di 3 anni.

Francesco Persico (Facebook)

Dovevano lavorare alla costruzione di un grattacielo e fermarsi lì del tempo, ma dopo una settimana di permanenza ha cominciato ad accusare i primi malesseri. Prima la febbre e pensava fosse influenza poi mal di testa a capogiri che però con la Tachipirina sembra assere passata. Invece poi il crollo e l’intervento del 911, l’emergenza statunitense.

Immediato il trasporto in ospedale, ma allora anche a New York nessuno era preparato per affrontare il Coronavirus. Prima di ricoverarlo nel reparto malattie infettive e poi in terapia intensiva, era insieme agli altri pazienti e anche medici e infermieri non erano protetti a dovere contro il virus.

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Covid-19, l’ospedale di New York presenta il conto ma è coperto dall’assicurazione

Coronavirus trump
Coronavirus, negli Usa senza assicuraziokne non c’è copertura (Getty images)

Fortunatamente per Persico la professionalità dello staff ha funzionato e lui ha vinto la sua battaglia contro il Covid-19. Ma dopo la degenza è arrivato anche il conto: “Centomila dollari di ospedale e altri 2.500 per gli 800 metri in ambulanza. Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato. Ma in quel momento il timore era forte anche a casa”.

Prevenzione ma anche fortuna, perché se l’Oms avesse dichiarato all’epoca la pandemia globale lui non sarebbe stato coperto dall’assicurazione. Ma prima di tornare in Italia ha dovuto attendere quasi un mese e cambiare pure albergo perché quello in cui era è stato costretto a chiudere per la pandemia nel frattempo arrivata anche lì.

Il volo per l’Italia il 4 aprile, il primo tampone di controllo 11 giorni dopo e intanto sua moglie era andata a vivere dai suoi genitori. Ma ora è tutto alle spalle anche se il Covid-19 ha presentato un conto salto: “Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”, conclude amaro.

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