Coronavirus, lo sfogo di un imprenditore: “Abbandonato dallo Stato”

Coronavirus, lo sfogo di un imprenditore che ha investito nelle pompe di benzina e in questo stato di emergenza sente di essere stato tradito ancora

Coronavirus benzinaio
Coronavirus, l’amaro sfogo di un imprenditore benzinaio (archivio Getty Images)

Emergenza Coronavirus, lo sfogo di un imprenditore raccolto dal sito Newnotizie.it fotografa perfettamente la realtà italiana. Chi produce è trattato dallo Stato come un bancomat. E anche in questo momento di difficoltà legata alla pandemia, quando servirebbe un po’ di elasticità, invece non cambia nulla.

Daniele, così si chiama l’imprenditore esausto, spiega di essere alla soglia dei 40 anni e da 12 ha sceltio di lavorare al distributore. Lui, come tanti altri colleghi, ci ha messo passione e sacrifici, con orari quasi impossibili. Uno sforzo però non ripagato da chi ci governa. “Il nostro settore per anni è stato martoriato ed utilizzato dai vari governi che si sono succeduti, come una banca da cui accingere in caso di necessità”, scrive. E lamenta tasse e accise sul costo dei carburanti che hanno comportato aumenti per gli automobilisti ma anche tasse esorbitanti.

In più negli ultimi due anni i benzinai sono nel mirino del fisco come presunti evasori. Così sono obbligati ad emettere “migliaia di fatture elettroniche abbinate all’obbligo di accettare pagamenti con carte bancarie con commissioni insostenibili”. In pratica quello che guadagnano, in realtò finisce tutto lì. In più con la liberalizzazione del settore sono nate negli ultimi tempi diverse realtà di distribuzione non tutte pulite.

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Coronavirus e tasse, i benzinai non possono chiudere e devono pagare

Petrolio benzina
Benzinai, nessuna agevolazione con il Coronavirus (archivio Getty)

Accanto ai problemi di sempre, ci sono quelli legati all’emergenza Coronavirus. Le pompe di benzina sono considerate un’attività primaria e come tali devono rimanere aperte pur disponendo di impianti self service. Secondo lui, un controsenso. E si chiede se sia “forse per fare da bancomat a qualche male intenzionato che con la scusa della mascherina può venirci a togliere quei quattro spicci che abbiamo incassato? Oppure per garantire allo stato l’entrata delle loro maledette accise?”.

Lo sfogo è dettato anche dalle prossime scadenze fiscali. Ha passato la soglia dei 2 milioni di faturato e visto che non rientra nelle attività ora sospese o chiuse, dovrà pagare gli F24 dell’IVA e dei contributi dipendenti. Tutto questo senza nessuna agevolazione fiscale. In realtà su quella cifra, ci sono solo 30000 euro lordi che rimangono in cassa. Lo stato invece incassa il 70% del totale.

Si chiede “dove sta quello Stato che proclama l’uguaglianza di tutti i cittadini? Dove sta quello Stato che sostiene che nessuno verrà lasciato solo ? Dove sta quello stato che dal mio lavoro percepisce milioni di € l’anno? ……..NON C’E’!!!!!!!!….e NON C’E’ MAI STATO!!!!”, scrive Daniele. Che dice di essere fiero del suo status di benzinaio ma deluso per essere cittadino italiano. Così sta meditando di chiudere la sua attività, abbracciando tutti
quelli che come lui si sentono abbandonati.