Giornata Mondiale del Sonno, 13 marzo: quanto “costa” dormire poco

Il 13 marzo sarà la Giornata Mondiale del Sonno, per sensibilizzare sui rischi del dormire poco e male. Scopriamo insieme conseguenze e costi di una scarsa educazione “notturna”

giornata mondiale del sonno
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La Giornata Mondiale del Sonno (in inglese, World Sleep Day) si celebra il venerdì prima dell’equinozio di primavera. Si capisce come la scelta della data sia fortemente simbolica considerato che l’equinozio di primavera rappresenta il risveglio della natura e l’uscita dal letargo. La manifestazione, che quest’anno è giunta alla dodicesima edizione, si celebrerà quindi il 13 marzo p.v. La kermesse è promossa dal World Association of Sleep Medicine. In Italia, alla realizzazione di questa giornata collabora anche AIMS (Associazione Italiana di Medicina del Sonno). Tante le iniziative organizzate nel mondo in questa giornata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici del buon sonno e sugli aspetti negativi della sua mancanza.

Con l’espressione “buon sonno” si intende quel riposo capace di farci sentire nuovi, sereni e pieni di energia al nostro risveglio. Quantità e qualità del sonno sono fattori soggettivi e variano da persona a persona. La cosa fondamentale è rispettare il più possibile il nostro orologio biologico distribuito nelle 24 ore del giorno che segna il ritmo tra sonno e veglia definito dagli scienziati ritmo circadiano. Esso è diverso tra uomini e donne, nella donna inoltre subisce periodiche variazioni a seconda della fase del ciclo mestruale. Il buon sonno è quindi il segreto della bellezza intesa come serenità, spensieratezza e voglia di vivere che si manifesta nella brillantezza degli occhi di una persona che riposa bene.

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Giornata Mondiale del Sonno: conseguenze e costi del non dormire bene

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Il rapporto sonno e salute nell’individuo è molto stretto come dimostrano le ultime scoperte scientifiche secondo le quali una persona che non rispetta il proprio ritmo circadiano avrà un sonno cattivo e più possibilità di sviluppare alcune forme di tumore. A conferma di ciò gli scienziati hanno scoperto che alcune terapie antitumorali hanno maggiore risultato se somministrate secondo il ritmo circadiano della persona. I soggetti afflitti da una forma di disturbo del sonno hanno anche un rischio più elevato di sviluppare patologie cardiovascolari, metaboliche, ormonali e psichiatriche.

E’ sbagliato però considerare questo un problema di pochi, in quanto il problema della mancanza del buon sonno riguarda tutta la società visto i suoi risvolti sanitari ed economici nonché quelli in termini di perdite di vite umane. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, i costi totali diretti ed indiretti della sindrome delle apnee croniche ostruttive del sonno è tra i 3,5 e i 5 miliardi di euro ovvero circa lo 0,5 del PIL. In Italia le ultime stime parlano di almeno 4 milioni di persone che soffrono di insonnia e 9 milioni di persone hanno una forma di disturbo del sonno. Secondo lo studio condotto dal team del dottor Sergio Garbarino dell’Università di Genova denominato Sleep 2001, quasi il 22% degli incidenti stradali è da attribuire al fattore sonnolenza; in altre parole si tratta di 7360 incidenti per una spesa di 1,5 miliardi all’anno.

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