Cassazione, ricorso rigettato per uno screenshot: è inammissibile

Cassazione, ricorso rigettato per uno screenshot: è stato dichiarato inammissibile e senza valore

Corte di Cassazione
Cassazione, ricorso respinto per uno screenshot: è inammissibile (Foto: Pixabay)

Una storia particolare arriva dalla Corte di Cassazione e riguarda un cittadino senegalese. Il ricorso sulla domanda di protezione umanitaria internazionale è stato respinto. La cosa particolare è il motivo addotto dalla Cassazione per l’inammissibilità di tale procedura.

L’uomo di origini africane si era visto rifiutare, sia dal Tribunale che dalla Corte d’appello, la domanda di assistenza umanitaria. Dopo la sentenza, il senegalese ha deciso quindi di presentare ricorso alla cassazione. La sua tesi difensiva si basava, come unica motivazione, sull’evidente anomalia del documento elettronico redatto. Il Giudice di secondo grado non si sarebbe avveduto che il provvedimento redatto in formato elettronico, con tanto di firma digitale, presentava degli evidenti errori, a detta dell’uomo. In particolare, almeno una delle firme del Giudice, non sarebbe stata ritenuta valida. In più, la pagina contenente il dispositivo dell’ordinanza impugnata, risultava modificata.

Nonostante ciò, la Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2307/2020, ha ritenuto il ricorso del tutto inammissibile.

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Cassazione, ricorso rigettato per uno screenshot: è inammissibile

Ricorso Screenshot
Cassazione, ricorso inammissibile per uno screenshot: è inammissibile (Foto: Pixabay)

I Giudici della Cassazione di Roma hanno sottolineato come dal ricorso presentato non si capiva il motivo per cui la firma fosse da considerare invalida. Stesso discorso per la presunta modifica della pagina contenente il dispositivo dell’ordinanza. Ad un’attenta analisi non risultavano le irregolarità denunciate.

In più è stato notato che come prova della presunta invalidità della sentenza del giudice, il ricorrente aveva depositato uno screenshot dell’ordinanza allegato al ricorso.

Quest’ultimo è stato ritenuto inadeguato sia per la nullità della sentenza impugnata, sia per l’ammissibilità del ricorso.
L’art. 372 del codice di procedura civile, infatti, stabilisce che nel proporre un’impugnazione “non è ammesso il deposito di atti e documenti non prodotti nei precedenti gradi del processo, tranne di quelli che riguardano la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e del controricorso”.

In più nella specificità di questo caso, l’ordinanza impugnata era stata depositata con data 10 agosto 2016. La notificata per esteso al difensore dell’appellante per via telematica era arrivata successivo 2 agosto 2016, mentre l’appello era stato proposto soltanto il 30 ottobre 2016. Così facendo si era ecceduto il limite dei 30 giorni previsto dall’articolo 702 quater c.p.c.

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