Maternità, il congedo sarà più lungo: l’idea del Governo

Il Governo sta studiando la possibilità di allungare il periodo di maternità attuale di 5 mesi

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Il Governo sta studiando la possibilità di allungare il congedo obbligatorio per nascita ed adozione di un figlio dagli attuali 5 fino a 6 mesi ed il padre potrà utilizzarne il 20%, dunque 30 giorni. Ad affermarlo, la sottosegretaria al lavoro Francesca Puglisi che riferisce di un gruppo al lavoro sulla questione. Le nuove norme potrebbero essere inserite nella prossima Legge di Bilancio.

Maternità, il progetto della sottosegretaria Puglisi

La sottosegretaria Puglisi ha esposto l’idea di Governo: “Dobbiamo passare dalla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro che in genere pesa tutta sulle donne alla condivisione delle cure familiari. Lo fa già la Svezia, ci sono regole per un congedo unico utilizzato però per il 20% dal padre. Le donne fanno carriera più lentamente perché sono spiazzate dal peso delle cure familiari. Per scardinare questo paradigma e fare sì che il lavoro sia condiviso dobbiamo pensare a politiche di condivisione.

L’ipotesi di un congedo di sei mesi è ancora in stato embrionale, siamo all’inizio di una riflessione ma penso che si possano usare i fondi europei che sono a disposizione per aumentare il lavoro delle donne per fare una riforma strutturale di questo tipo. C‘è una nuova crescita dell’abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio dobbiamo frenare questo andamento. Lavorare è importante per molti motivi, anche per non essere poi pensionate povere”.

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Congedo per maternità, le regole principali

Secondo gli 16 ed i seguenti del TU, il congedo di maternità inizia due mesi prima della data orientativa del parto. Il periodo di astensione può riguardare periodi di gestazione antecedente i due mesi qualora sia disposta l’interdizione anticipata su disposizione dell’Azienda Sanitaria Locale, se la gravidanza è a rischio, o della Direzione territoriale del lavoro se le mansioni sono incompatibili con la gravidanza.

Dopo il parto il congedo dura:

 

  • tre mesi e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta ed effettiva;
  • tre mesi più i giorni non goduti, se il parto è anticipato rispetto alla data presunta. Questo anche nel caso in cui la somma dei tre mesi successivi al parto e dei giorni compresi tra la data effettiva e quella presunta del parto supera il limite di cinque mesi;
  • l’intero periodo di interdizione prorogata disposto dalla Direzione territoriale del lavoro. 

La legge di bilancio per il 2019 ha introdotto anche la facoltà per le madri di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’avvenuto parto entro i cinque mesi successivi ad esso. Serve però che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale attesti che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

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