Stretto di Messina, scandalo traghetti: sindaco e dirigenti arrestati

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Uno scandalo enorme, che rischia di travolgere tutto il sistema di traghetti nello Stretto di Messina. Tre arresti eccellenti a Villa San Giovanni

Giovanni Siclari, sindaco di Villa San Giovanni, ha ricevuto un mandato d’arresto dai Carabinieri di Reggio Calabria nell’ambito di un’indagine che rischia di mettere in discussione tutto il sistema di traghetti dalla Calabria alla Sicilia e viceversa. L’arresto di Siclari rientra in un’operazione molto più ampia, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, che ha arrestato anche altre 10 persone con l’accusa di corruzione, peculato, turbativa d’asta, truffa aggravata e falso in atto pubblico. In più, per uno degli indagati, c’è addirittura l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Un’ordinanza che fa parecchio rumore, per ciò che rappresenta in uno snodo fondamentale della viabilità del Sud Italia. Modalità da film, nell’arresto del Primo Cittadino del comune Calabrese, che ora è ai domiciliari: i militari hanno fatto irruzione in Comune durante un incontro, chiedendo a Siclari di seguirli in caserma.

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Traghetti Messina Villa San Giovanni, le accuse contro gli arrestati

Messina Caronte traghetti
Stretto di Messina (Getty Images)

Dalle indagini dei Carabinieri viene fuori un quadro davvero elaborato di ciò che accadeva intorno allo Stretto di Messina. I traghetti, va ricordato, sono l’unica opzione possibile per attraversare la lingua di mare che separa la Sicilia dal continente. Dalle indagini – riporta ‘RaiNews’ – emerge come un enorme gruppo economico privato avrebbe ottenuto illecitamente l’affidamento di un’area sulla quale poi si realizzò una grande opera di interesse del gruppo, con l’aiuto del sindaco di Villa San Giovanni, Siclari. Sono 11 gli arrestati, 2 dei quali in carcere e 9 ai domiciliari. Fra questi ci sono anche Antonino Repaci e Calogero Fimiani, rispettivamente presidente del CDA e l’amministratore delegato della ‘Caronte & Tourist S.p.A.’.

In particolare sembra che i manager indagati promettessero premi vari agli amministratori comunali per essere favoriti nell’esecuzione di interessi privati della loro azienda di traghetti. In particolare Repaci avrebbe ottenuto l’intercessione di Siclari per ottenere l’affidamento di un’area sulla quale la sua società aveva progettato la realizzazione di alcuni lavori.

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