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Conferenza Mihajlovic, le parole LIVE sulle sue condizioni di salute.

Sinisa Mihajlovic
Mihajlovic, la conferenza stampa sulle sue condizioni (Foto: Getty)

Dallo stadio Dall’Ara, il tecnico del Bologna parla della sua condizione fisica dopo la tremenda leucemia che lo ha colpito quattro mesi fa. E’ il momento di fare un primo bilancio delle cure e del suo stato fisico, per rassicurare i tifosi di tutta Italia che gli sono stati vicini in ogni modo nel corso delle settimane.

Ad accompagnarlo in sala stampa, oltre ai medici dell’ospedale Sant’Orsola, anche la squadra rossoblu che ha deciso di fare una sorpresa al proprio tecnico, prima dell’allenamento mattutino.

Apre la conferenza l’Amministratore Delegato del Bologna, Claudio Fenucci:

“E’ veramente un piacere riavere qui con noi Sinisa oggi. Vorrei ringraziare i medici per la grande disponibilità e l’ottimo lavoro. Ci terrei a sottolineare anche la sportività dei tifosi di tutta Italia, che hanno fatto sentire la loro vicinanza al mister in ogni frangente. Lascio la parola a lui e ai dottori per raccontare questo momento”.

Mihajlovic omaggio tifosi
Mihajlovic omaggio tifosi (Foto: Getty)

Conferenza Mihajlovic: le parole di Sinisa

Prima prende la parola Dzemaili, a nome di tutta la squadra: “Mister dirti che ci sei mancato è poco, volevamo farti questa sorpresa anche se in questo momento sappiamo che non sei molto contento per come è andata l’ultima partita. Volevamo solo dirti che siamo molto contenti di riaverti qui” (applauso, ndr).

Sinisa Mihajlovic: “Vorrei ringraziare i ragazzi che sono qui per assistere alla mia conferenza. Farebbero di tutto per non allenarsi (ride, ndr). A parte gli scherzi, volevo ringraziare tutti i medici dell’ospedale Sant’Orsola che sono stati fantastici. 4 mesi fa non sapevo a cosa andavo incontro, e devo dire che ero molto spaventato. Grazie a loro mi sono ripreso molto bene e adesso sono più sereno (si commuove, ndr). Ho trovato degli angeli custodi, mi hanno aiutato anche psicologicamente. Persone fantastiche, senza le quali non sarei riuscito a fare quello che ho fatto. Devo dire che tutto sta procedendo nel migliori dei modi. Vorrei lasciare la parola ai dottori per spiegarvi tutto quello che abbiamo fatto”.

Prende la parola il Dottor Michele Calvo, direttore del reparto di ematologia del Sant’Orsola: “Il percorso di Sinisa non è stato facile, ma siamo soddisfatti dei cicli di cure. Il secondo e ultimo ciclo di 43 giorni abbiamo utilizzato farmaci semplici ma “stupidi”, perchè uccidono anche le cellule buone oltre a quelle colpite dalla leucemia. Questo ha indebolito il fisico di Sinisa che ha avuto bisogno di essere sostenuto. I risultati ottenuti già dopo il primo ciclo sono stati buoni. L’obiettivo era ottenere una remissione completa, con il midollo osseo che torna a lavorare correttamente. Tutto questo è avvenuto già dal primo ciclo. Nella seconda terapia, più breve, abbiamo avuto la stessa risposta positiva. Abbiamo cercato nella sua famiglia, il fratello e i figli, per trovare donatori di midollo osseo. Il trapianto alla fine per motivi specifici è stato fatto anche da un donatore esterno, da registro. Oggi sono passati 30 giorni esatti dal trapianto. Al di là del suo carattere burbero all’esterno, si è sempre affidato a pieno alle nostre cure e siamo felici di restituirlo alla comunità laica e non”.

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Prende la parola la dottoressa Francesca Bonifazi: “Vorrei partire dal trapianto, dicendo che ad oggi la risposta del paziente è stata più che soddisfacente, anche se bisogna procederla con cautela perchè è ancora presto. I primi cento giorni sono sempre molto delicati e per ora è passato un solo mese. Piano piano valuteremo il suo livello di salute e la possibilità di partecipare in panchina alle partite. Il sistema immunitario è fragile e ancora molto giovane. C’è da dire che per i primi due anni c’è sempre un minimo di rischio di recidiva, dopo di che potremmo essere più tranquilli. Bisogna avere pazienza e Sinisa è un grande guerriero”.

Conferenza Mihajlovic, le domande dei giornalisti

Bentornato Sinisa, come ti senti?

Mihajlovic: “E’ stato un periodo veramente difficile per me. In questi momenti il mio più grande desiderio era di prendere una boccata d’aria fresca, ma non potevo farlo. ho dovuto fare cose incredibili per riprendermi, ma non ho mai mollato. Non sono un eroe, ma un uomo con le sue fragilità, con un carattere forte, questo si. E queste malattie non le puoi vincere solo attraverso il coraggio, e attraverso le cure. Voglio dire a tutte le persone gravemente malate che non bisogna aver paura, ma bisogna piangere e soffrire, senza mai dimenticarsi di andare avanti. Non bisogna mai perdere la voglia di vivere”.

Ringraziamenti particolari?

“Ringrazio tutti i miei amici più stretti. Poi vorrei fare un ringraziamento sentito a mia moglie, forse l’unica persona con più palle di me (si commuove, ndr). E’ stata tutti i giorni al mio fianco senza lasciarmi mai solo, mi ha dato grande forza. Ti amo!

Poi ai miei figli e a mio fratello che si sono offerti donatori, salvandomi la vita. Infine anche a mia madre, che vive in Serbia”.

Il momento della squadra ti fa arrabbiare?

“Loro sanno che non stanno facendo abbastanza. Io ho perso più di 20 chili nei miei due cicli di cure. Ho avuto i globuli bianchi molto bassi, non potevo bere e respirare aria e acqua non filtrata, ma non ho mai mollato. Quindi da loto mi aspetto molto di più e lo sanno. Sono Incavolato nero per la partita con il Parma, soprattutto per la prestazione. Noi non abbiamo Messi o Cristiano Ronaldo, dobbiamo dare ognuno di più per elevare il livello. Chi non lo farà avrà dei problemi con me”.

Ibrahimovic può arrivare a Bologna, ci hai parlato?

“Con Ibra mi sono sentito qualche giorno fa. Lui ha diverse opzioni sul mercato e deve ancora decidere. Mi ha detto che di sicuro mi chiamerà prima della decisione definitiva. Comunque la sua scelta non arriverà prima del 10 dicembre. Ora, la prossima settimana lo sentirò e vediamo cosa mi dice”.

Le tue domeniche passate in ospedale a vedere il tuo Bologna…

“Le urla si sentivano negli altri reparti. Gli infermieri avevano paura di entrare anche per misurarmi la febbre. Quando ero troppo incazzato non si azzardavano nemmeno a darmi le medicine. Sapevo che la squadra poteva pagare la mia assenza, senza qualcuno che gli sta sempre addosso. Facevo cento telefonate al mio staff per essere più presente possibile. La cosa peggiore è quando non c’erano le partite. Ad esempio il primo ciclo di cure in estate, senza campionato, è stato molto più difficile da superare”.

Cosa pensi del Var?

“Io penso che il Var sia una cosa utile. Sui falli di mano non capisco molto bene, contro di noi fischiano sempre rigore. Sul fuorigioco siamo sicuri che non sbagliano, quindi sono contento. Magari andrebbero fatte regole meno complicate, perchè così ci vuole un ingegnere nucleare per capirle”.

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