Enrico Rossi è un dirigente del Partito Democratico ed è il governatore di una delle regioni più importanti della nostra Penisola, la Toscana. E’ di questi giorni la notizia che la Camera dei Deputati ha ha votato a maggioranza una legge che aumenta quella che vieta l’apologia del Fascismo, allargandola a tutte le manifestazioni pubbliche o virtuali che riguardano il ventennio fascista. Noi abbiamo avuto modo di sottolineare come i problemi del Paese (disoccupazione, povertà, sanità, mancanza di alloggi popolari) siano molto più gravi che occuparsi di queste cose, ma evidentemente chi governa non la pensa così. Anzi. E proprio Rossi ieri è stato al centro di numerose polemiche riguardo un post de il Fatto Quotidiano che il governatore ha deciso di postare sul suo profilo Facebook con un commento che ha scatenato numerose polemiche. Nel video postato c’è un razzista statunitense che indossa la svastica nazista al braccio e che viene messo a terra con un pugno. Rossi aggiunge un breve commento: «Questo capita a Seattle girando con la svastica sul braccio».

Nel giro di poche ore la bacheca fb di Rossi è stata invasa di messaggi. Quasi tutti contrari alla violenza esibita in quel video e palesamente approvata dal governatore. Rossi non indietreggia, anzi. Nel commento successivo racconta: «Anche mio nonno Gigi e suo fratello Cesare in pieno regime fascista stesero con un cazzotto un repubblichino al bar dalla Gina a Cascine di Buti. Avevano ragione da vendere e fecero proprio bene».

Dennis Salvadori cade dalle nuvole: «Ma hanno hacherato il profilo di Enrico Rossi? Non ci credo che l’ha scritto davvero».

«Non fare discorsi scemi… – incalza Fabrizio Formica – l’apologia di reato stona nella bocca di un presidente di Regione..Anche mio nonno allora sparava agli austriaci nel 1917 nella prima gm,se lo facesse oggi -2017- andrebbe in galera. La parola chiave è “contesto”. Oggi non puoi prendere a pugni uno che indossa un simbolo che non ti piace,altrimenti si sdogana la violenza più becera e demenziale». Mario Improta la butta sul personale «Quindi – chiede – se prenderemo a cazzotti chi ha distrutto il lavoro, la scuola e le pensioni, ci darete ragione, giusto?».

C’è anche chi è contrario: «Caro Presidente – scrive Patrizia Zolezzi – non ci sono più i nonni di una volta. ..ora ci sono le querele». Fino alla dichiarata ironia di Matteo Avuri: «O venite via gli hanno voluto anche bene quando era per terra potevano anche infierire invece sono stati dei signori».

Marcello Bennati: «Bravo Presidente! Finalmente qualcuno che prende una posizione in mezzo a tutti questi mollaccioni di maniera (…) Noi siamo figli di partigiani. Abbiamo sentito e risentito misfatti raccapriccianti perpetrati da quelle schifose canaglie . Oggi in piena era internet occorre vedere rifiuti umani che per sentirsi vivi inneggiano a turpi ricordi che non hanno mai nemmeno letto nei libri di storia, Rifiuti sociali, quasi sempre vestiti di un ignoranza storica e purtroppo sociale. Un cazzotto nel muso poi non si nega a nessuno!».

Rossi, alla fine, prova a cavarsela con la filosofia: «Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Karl Popper». E Lorenzo Berzi lo stende: «Quindi Popper intendeva che bisogna fare risse per strada?».