La cagnolina Nerina non è più tra noi. Nerina era una cagnolina buona, dolce e sempre affettuosa che gli abitanti del posto, nonostante fosse una radagia, l’avevano adottata e gli volevano tutti bene. Nerina è stata abusata, torturata ed uccisa da un clandestino algerino, che le ha causato atroci sofferenze ed emorragie interne. Questa assurda, incredibile storia è accaduta a Vittoria, in provincia di Ragusa.

A testimonianza di quello che è accaduto c’è un video che, naturalmente, vi risparmiamo. Ma da quelle immagini si vede benissimo un immigrato (che poi è stato riconosciuto) che arriva con la sua bicicletta proprio vicino alla cagnolin, che come sempre fa con tutti, lo saluta scondizolando. Ma Nerina non immagina che quello è il suo carnefice. Il video termina con la piccola fugge agonizzante dalla morsa del suo assassino. Questo grave fatto è accaduto alcuni mesi or sono, ma è venuto alla luce solo oggi, perché i cittadini del luogo hanno indetto un sit in di protesta proprio davanti alla casa dove abita abusivamente il profugo algerino, che, nonostante fosse stato immediatamente identificato come autore del reato, ha continuato a restare a piede libero, combattendo così l’inedia che lo status di immigrato irregolare comporta, almeno in Italia.

A solidalizzare con Nerina e con i cittadini di Ragusa, anche Stefano Fuccelli ed Enrico Rizzi, rispettivamente presidente del Partito Animalista Europeo e presidente del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali, promotori della manifestazione di protesta, che hanno diramato questo comunicato stampa:

«L’ uomo che ha ucciso brutalmente, senza necessità e per crudeltà, la randagina Nerina è un clandestino violento, socialmente pericoloso e senza identità. Anche se il fatto non è recente, in queste ore ci è stato recapitato il video inedito della telecamera a circuito chiuso che mostra l’ intera dinamica dell’ uccisione. In più, i cittadini sono esasperati e preoccupati perché costui continua a molestare i randagi.

La legge 129/2011 prevede l’ espulsione immediata dall’ Italia o l’ accompagnamento all’ interno di un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione), e comunque l’ algerino non avrebbe dovuto circolare liberamente. Se le istituzioni avessero rispettato la legge, oggi Nerina sarebbe ancora in vita».