Dopo 5 anni dal terremoto del maggio del 2012, solo 1 miliardo dei 2 stanziati è arrivato ai proprietari di case e imprese. Mirandola è scesa in piazza per chiedere che le risorse trovate per i profughi vengano concesse anche ai terremotati. “Prima gli italiani, prima gli emiliani”, questo è lo slogan che attraversa e fa sussultare (questa volta di rabbia) i cittadini di Mirandola.

14mila case abbattute e 13mila negozi danneggiati. Di più di 8mila progetti di ricostruzione presentati solo 2mila sono stati liquidati. E centinaia di persone ancora rimangono senza casa. Più di 4500 persone fino al 2018 dovranno ancora alloggiare nei container. Ma il governo non pensa a queste famiglie di italiani, di persone che hanno sempre lavorato e pagato le tasse, e ora si ritrovano in mezzo ad una strada o, se sono fortunati, in contaneir piccoli, stretti, bui, freddi.

Qualche tempo fa una manifestazione di Forza Italia ha posto l’attenzione sul problema dell’aiuto ai migranti e non agli italiani: “Solo quando tutte queste case saranno ricostruite – urla al microfono Stefano Cavedagna, leader della Giovane Italia – potremo pensare all’accoglienza. Non prima”. Il motivo scatenante la protesta è l’ipotesi che Mirandola, così come altri altri comuni emiliani, possa ritrovarsi costretta ad ospitare i profughi. Un decreto del governo lo esclude, eppure alcuni territori colpiti dal sisma già si sono fatti carico dei migranti. “La Regione dice che le zone del terremoto sono escluse dalla collocazione degli immigrati – scrive su Facebook il consigliere azzurro Galeazzo Bignami – non sanno neanche che a Bomporto, Bastiglia, Cento, Vigarano sono stati già inviati dei clandestini che mangiano, bevono, dormono a spese nostre quando ci sono ancora italiani nei container. Pazzesco! Non sanno neanche dove sta questa gente!”.

Angela – nome di fantasia di una terremotata che ci apre le porte della sua casa – non ne può più. “Voglio solo una casa – scandisce trattenendo le lacrime – agli extracomunitari garantiscono un tetto sotto cui dormire e tre pasti al giorno. E noi? Noi che non abbiamo nulla da mangiare?”.