Intercettazioni, Stefani (Lega) a iNews24: “Diventando pubbliche ledono i diritti della difesa e dell’accusa”

Erika Stefani - Foto di Ansa Foto
Erika Stefani – Foto di Ansa Foto

Intercettazioni telefoniche: la nostra intervista a Erika Stefani, oggi capogruppo della Lega in Commissione Giustizia al Senato, è stata ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie durante il governo Conte e ministra per le Disabilità nel governo Draghi.

Senatrice, dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro torna attuale il tema delle intercettazioni telefoniche, strumento fondamentale per le indagini di mafia.
Le intercettazioni sono un validissimo strumento che per sua natura è particolarmente invasivo. Il motivo per cui si è aperto il dibattito su di esse è l’uso scorretto o l’abuso dell’uso che se ne fa, non da parte dei magistrati, ma dal punto di vista della pubblicazione delle intercettazioni sui media, che crea interpretazioni errate o decontestualizzazioni. Si continua a intervenire, anche nelle ultime legislature, a livello normativo per ben regolamentarle. Anche perché c’è un progresso di tipo tecnologico che la legge deve disciplinare”;

A quale strumento si riferisce?
Penso a Trojan. È uno strumento eccezionale e fondamentale nella lotta alla mafia e al terrorismo, che a volte ha funzionato proprio perché particolarmente invasivo”;

Nel corso del dibattito di questi giorni è venuto fuori anche il dubbio se sia giusto usarle nei reati minori. Ma come vengono distinti i reati minori da quelli gravi? Viene da pensare quelli contro la pubblica amministrazione, ad esempio.
Sarebbe semplicistico parlare di intercettazioni per reati più e meno gravi. La questione è una modalità di utilizzo delle medesime. Le audizioni fatte nella scorsa legislatura, anche in Commissione Giustizia, avevano evidenziato un certo tipo di problematiche tecniche, come le trascrizioni, i file o le traduzioni. È un meccanismo complesso, quindi non una questione da reato a reato. Attualmente tutto ciò che è comunicato all’indagato diventa pubblicabile. Invece dovrebbe esserci la distinzione tra notizia rilevante e quella irrilevante. Oggi la norma vuole che notizie irrilevanti vengano distrutte, invece accade che vengano rese pubbliche. Poi – questo lo dico io, non la norma – nel diventare pubblica è anche lesiva del diritto della difesa e dell’accusa, perché viene decontestualizzata, creando un processo fuori dal processo. Quindi il tema è come garantire la possibilità dell’imputato di difendersi e qual è la garanzia anche per fare il processo accusatorio”;

Quindi la questione riguarda solo i media…
Ci sono delle falle, perché da qualche che parte c’è il brogliaccio, che è la garanzia della segretezza delle indagini. Nelle scorse settimane, durante le audizioni, è stato posto il tema se sia necessario uno statuto delle intercettazioni. La questione è estremamente delicata e quando si parla di diritto e di giustizia, le posizioni ideologiche sono sempre sbagliate. Perché la giustizia, per il suo nome, non può andare sull’onda dell’emotività dell’indignazione, della vendetta, perché altrimenti non è giustizia”;

Come sta procedendo la Commissione Giustizia al Senato?
La Commissione Giustizia al Senato ha aperto una fase di indagine conoscitiva che servirà alla politica per raccogliere i dati, ascoltare gli esperti, trovare falle. Ce n’è bisogno per avere un panorama completo. Spero che la Commissione non abbia fretta a chiuderla perché è importante avere una visione di insieme per non concentrarsi solo sul tema Trojan, ma anche sulle indagini preliminari, sentendo magistrati, avvocati ed esperti informatici”;

Il confronto quindi è appena cominciato.
Sì, ma attualmente le norme ci sono. Non credo che si debba intervenire a gamba tesa sulla scorta dell’emotività di un periodo. Ma non credo che il confronto sarà dispersivo”.