Caro energia, Villa (Ispi) a iNews24: “Vincolare la riduzione delle bollette a quella dei consumi”

Matteo Villa - Foto Ispi
Matteo Villa – Foto Ispi

Ai microfoni di iNews24, Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), sull’emergenza energetica.

Il Consiglio europeo ha dato mandato alla Commissione Ue per portare avanti proposte sul price cap e gli acquisti comuni del gas.
Per quanto riguarda gli acquisti comuni del gas, l’obiettivo è che siano vincolanti per il 15% del totale degli stoccaggi, non di tutto il gas che acquista l’Europa. È un modo buono per dire sostanzialmente che non vogliono farli, perché gli stoccaggi in Europa soddisfano il 30% dei consumi. Il 15% del 30% è 4 e mezzo. Si propone quindi di fare acquisti comuni obbligatori per circa il 4,5%. Non c’è un passo in avanti su questo, se non una misura simbolica e minima. Ovviamente se si acquista un ventesimo del gas in maniera comune, i prezzi non scendono”;

Si spieghi…
“L’obiettivo degli acquisti comuni è presentarsi come un unico acquirente di fronte agli altri. Ma se l’Europa negozia per un ventesimo del gas che serve e diciannove su venti lo si lascia al negoziato degli Stati, non si crea una forza collettiva, bensì solo un pezzettino di quello che servirebbe. Sarebbe quindi un accordo che fa un solo passo avanti su diciannove”;

C’è poi il tema del price cap mobile al gas.
Nel tetto al prezzo del gas non si porta avanti la proposta italiana, fallimentare, che prevede sostanzialmente di imporre, ad esempio, alla Russia il prezzo più basso. C’è la proposta di mediazione di tentare di costituire un nuovo indice rispetto alla borsa di Amsterdam con un’idea estremamente complicata, perché non esiste un indice europeo migliore del Ttf. Chi dice quindi che la borsa di Amsterdam non è rappresentativa del gas in Europa, sbaglia perché non è vero”;

Perché?
La Borsa di Amsterdam è quella più liquida che abbiamo in Europa ed ha anche un enorme problema. Cioè, si poteva specularci sopra senza avere limiti di aumenti o ribassi giornalieri. Su questo il tentativo del Consiglio europeo è chiaro: prevedere una sorta di banda di oscillazione massima e minima giornaliera o settimanale, poi vedremo, che ha senso nel cercare di evitare che il Ttf si sposti troppo. Questo va bene per evitare i movimenti speculativi più gravi. Ad esempio ad agosto sono saliti a 350 euro al megawattora per poi scendere a 250 dopo poche settimane. Però i livelli settimanali o mensili del prezzo che fa la Borsa di Amsterdam sono del tutto plausibili. Basta confrontarli con quelli asiatici: è praticamente uguale. Dire quindi che il Ttf non è rappresentativo del mercato europeo significa rischiare di far pensare ai cittadini che il prezzo del gas di oggi è alto a causa solo della speculazione e non perché non c’è il gas. Questo è grave ed è un approccio molto populista al problema che non risolve le cose ma rischia di complicarle: i cittadini penseranno di non dover risparmiare il gas, che invece è quello che serve come prima cosa”;

Quindi in questo momento non c’è abbastanza gas negli stoccaggi?
Al momento siamo strapieni. Ce n’è talmente tanto che il prezzo alla Borsa di Amsterdam è bassissimo. In questi giorni è sceso da 250 euro al megawattora a quasi 100. Questo però non significa che ce ne sia abbastanza per tutto l’inverno, anzi per niente. Abbiamo fatto delle simulazioni di recente che ci dicono che in diversi scenari arriveremo a fine febbraio con pochissimo gas negli stoccaggi, perché questi ultimi soddisfano il 30% della domanda europea. Il resto deve arrivare durante l’inverno con le importazioni. Senza il gas russo riusciamo a compensare un bel po’ ma manca comunque una buona parte: almeno il 10-15% del nostro consumo abituale. Quindi da un lato adesso c’è tantissimo gas, più di quanto serva ad ottobre, dall’altro rischia di non essercene abbastanza per febbraio marzo, dipenderà anche dal freddo. Secondo diversi scenari siamo al pelo, secondo altri siamo in crisi”;

Come terminerà la “guerra dell’energia”, sia per la Russia sia per l’Europa?
Non so se Putin lo sappia, ma Gazprom lo sa benissimo: hanno intentato una battaglia che vincono e stravincono solo nel breve periodo. Mettono l’Europa con le spalle al muro, fanno alzare i prezzi e addirittura ci guadagnano. Quest’anno Gazprom registrerà entrate minime di circa 100 miliardi di euro: più del doppio pre-crisi. Si stanno vendicando della crisi economica che noi gli abbiamo causato con le sanzioni, mettendo anche noi in crisi”;

Cosa accadrà nel lungo periodo?
“Nel medio periodo, se Putin continuerà così, perderà il più grande mercato che ha. Chi dice che la Cina compenserà, dice una fandonia colossale: il mercato europeo di gas è grande quattro volte l’Asia. In prospettiva, per Gazprom la Cina è un mercato da far crescere. Quasi sicuramente per un decennio non arriverà nemmeno a metà di quello che era l’Europa. Tra due anni noi staremo molto meglio perché avremo iniziato a diversificare, mentre loro resteranno a secco. Quando vorranno rifare un accordo con l’Europa, le condizioni non saranno più quelle di prima. Semmai faremo un accordo sarà a prezzo fisso. E quel punto sarà la Russia del post-Putin a dover gestire la situazione. Ovviamente converrebbe anche a noi perché al momento il gas russo è l’unico che ci consente di avere prezzi bassi e stabili finché non avremo completato la transizione”;

Il governo che si formerà in Italia dovrà affrontare il caro-bollette. Quali dovrebbero essere le misure da adottare?
Ha del tutto senso dare il disaccoppiamento dei prezzi del gas e dell’elettricità. Se fatto bene è a costo zero perché vuol dire solo aumentare le tasse sui sovrapprofitti dei produttori di elettricità, per poi redistribuirle l’anno prossimo. Il modo europeo, se veramente seguiremo il modello spagnolo sarà un po’ diverso. Implicherebbe mettere un cap price al prezzo del gas per produrre elettricità, compensare i produttori di elettricità con soldi pubblici e lasciare che il resto lo faccia il mercato. Si avrebbe un guadagno in termini di bollette (quella spagnola è la metà di quella italiana) ma anche un forte costo di debito dello Stato che deve compensare i produttori di gas che senza i soldi dello Stato non produrrebbero mai”;

Ha senso, in Italia, ricorrere allo scostamento di bilancio?
Sì può fare, ma deve avere un senso. Se si spendono 40 miliardi adesso per abbassare un po’ le bollette di tutti, non ha senso. Ci sono persone che anche con gli aumenti, possono lo stesso permettersi di pagarle. E in breve tempo sarebbe difficile tarare i costi sull’Isee. In più, riducendo adesso le bollette, tra tre mesi il problema diventerebbe più grave perché il gas scarseggerà. Questo è un grande rischio, senza spiegare ai cittadini che l’unica alternativa è risparmiare il gas”;

Come si fa, secondo lei, a incentivare i cittadini a usare in modo responsabile il gas?
L’alternativa non è mettere un sussidio o ridurre le bollette. Piuttosto è vincolare la riduzione delle bollette a quella dei consumi, attraverso supersconti che si vedrebbero il prossimo anno”.