Camere: Ignazio La Russa è il nuovo presidente del Senato senza i voti di Forza Italia

La votazione è segreta e per schede, e verranno usati i classici catafalchi per garantirne la riservatezza. Lo spoglio è pubblico e avviene in Aula. 

Liliana Segre - Foto di Ansa Foto
Liliana Segre – Foto di Ansa Foto

Senza i voti di Forza Italia, Ignazio La Russa è stato eletto presidente del Senato con 116 voti su una maggioranza di 104. Sessantacinque sono le schede bianche, mentre due voti sono andati a Liliana Segre e altrettanti per Calderoli.

Su La Russa c’è una maggioranza”, fa sapere Fratelli d’Italia. Oggi è il giorno in cui le due Camere del Parlamento si riuniranno per la prima volta per votare i rispettivi presidenti, dando il via alla XIX legislatura.

Ieri, al vertice del centrodestra che si è tenuto a Villa Grande a Roma, l’accordo sarebbe stato raggiunto per Ignazio La Russa come seconda carica dello Stato e Riccardo Molinari come presidente della Camera.

Perché la Camera ha votato scheda bianca alla prima chiama

Ma il centrodestra ha votato scheda bianca al primo voto in corso. In attesa di un’indicazione sul nome del leghista cui, secondo l’accorso spetterà la guida di Montecitorio, ai deputati di FdI, Lega e FI è stata data l’indicazione di votare scheda bianca.

La maggioranza richiesta era di 267 voti. Nessuno ha raggiunto il quorum necessario di 267 voti. I presenti e i votanti sono 391. Hanno ottenuto quatto voti Riccardo Molinari della Lega, 3 Enrico Letta del Pd. Le schede bianche sono 369, le nulle 10.

Nei primi tre scrutini il quorum richiesto è molto alto e il centrodestra, da solo, non può contare sui numeri necessari. Nel primo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti della Camera.

Dal secondo scrutinio invece, è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti, computando tra questi anche le schede bianche. I numeri del centrodestra consentono di puntare all’elezione del nuovo presidente della Camera a partire dal quarto scrutinio, che si svolgerà domani.

Il voto al Senato

C’è l’accordo per votare La Russa e poi un nome indicato dalla Lega alla Camera”, dichiara Matteo Salvini entrando al Senato.

Silvio Berlusconi e Anna Maria Bernini non hanno risposto alla prima chiama in corso al Senato per l’elezione del presidente.

Mi sembra importante capire anche l’esito del voto del Senato. Poi qui” alla Camera “va di conseguenza”, afferma Giancarlo Giorgetti.

C’è qualche incertezza nel centrodestra sulla tenuta dell’accordo per l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato. Silvio Berlusconi e i senatori forzisti non hanno risposto alla prima chiama, ma stanno rispondendo alla seconda. Il problema, ancora una volta, sembra il nome di Licia Ronzulli.

La Russa: “Grande generosità da Calderoli”

Grande generosità di Calderoli che forse, come me e più di me, aveva i titoli” per essere candidato alla carica di presidente del Senato. Così La Russa uscendo dagli uffici del gruppo alla Camera per recarsi in Senato. “Dal centrodestra è un segnale di compattezza”, ha sottolineato.

Governo, Rosato apre la prima seduta della Camera

Il presidente provvisorio della Camera Ettore Rosato ha aperto la prima seduta di Montecitorio della XIX legislatura, che è dunque ufficialmente iniziata.

Segre arriva al Senato: comincia anche la prima seduta del Senato

Al Senato invece, che sarà presieduto dalla senatrice a vita Liliana Segre, la seduta avrà il via alle 10.30.

L’Aula ha salutato la senatrice con una standing ovation: “Rivolgo un caloroso saluto al presidente della Repubblica, a quest’Aula e rivolgo un pensiero a Papa Francesco”, queste le prime parole di Segre.

Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore, una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La pace è urgente e necessaria”. 

Proprio nel mese di ottobre nel 1922 ci fu la marcia su Roma. A questo proposito Liliana Segre afferma: “Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio a una come me assumete momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia, che è il Senato della Repubblica”. 

Segre: “Perché mai le feste del popolo italiano dovrebbero essere divisive?”

Le grandi nazioni dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così anche per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date “divisive”, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 Aprile festa della Liberazione, il 1° Maggio festa del lavoro, il 2 Giugno festa della Repubblica? Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell’esempio, di gesti nuovi e magari inattesi”. 

“Impegno urgentissimo per auto a famiglie e imprese”

E ancora: “Auspico, infine, che tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col Governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge datante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell’inflazione e dell’eccezionale impennata dei costi dell’energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l’Unione europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale“.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni potrebbe incontrare il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. L’incontro, dopo l’intesa raggiunta questa notte, servirà a definire l’accordo sulla presidenza della Camera e del Senato. Da definire dunque, le altre caselle per il governo, con Forza Italia che continua a chiedere un ruolo di primo piano per Licia Ronzulli. 

Meloni, Calderoli: “Maggioranza compatta e veloce”

Sempre Giorgia Meloni, entrando alla Camera, ha commentato il passo indietro di Roberto Calderoli: “Penso dimostri che, al di là delle normalissime interlocuzioni, la maggioranza lavora per rimanere compatta e andare sempre più veloce”. 

E dopo aver scelti i presidenti delle Camere, dichiara ancora la premier in pectore, “saremo pronti anche come squadra di governo”. 

Meloni ha assicurato anche il nome del presidente della Camera Molinari: “Qui è tranquillissimo. Mi pare che l’indicazione sia quella di Molinari. Punto a chiudere velocemente da qui”. 

Governo, ipotesi Giorgetti al Mef

Al Mef sarebbe stato indicato il leghista Giancarlo Giorgetti: “Tutto procede bene, state tranquilli, faremo velocemente“, ha assicurato Meloni arrivando negli uffici del gruppo a Montecitorio.

L’elezione dei presidenti di Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio rappresenta il primo passo verso la formazione del nuovo governo. Storicamente la fumata bianca arriva prima al Senato poi alla Camera, spesso il giorno dopo. La votazione è segreta e per schede, e verranno usati i classici catafalchi per garantirne la riservatezza. Lo spoglio è pubblico e avviene in Aula.

I passaggi istituzionali verso la formazione del nuovo governo

Dopodiché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella convocherà i nuovi presidenti e cominceranno le consultazioni. Il capo dello Stato terrà udienze con i gruppi parlamentari e i leader di partito.

Dopo le consultazioni, la prima carica dello Staro affiderà ufficialmente l’incarico al presidente del Consiglio, che potrebbe essere Giorgia Meloni. La leader di FdI in queste settimane sta già lavorando per formare la squadra dei ministri.

Una volta pronta la squadra, il premier la proporrà a Mattarella, dopodiché ci sarà l‘approvazione e il giuramento del nuovo governo davanti al capo dello Stato. L’ultimo passaggio sarà la fiducia di Camera e Senato al governo, infine la nomina dei sottosegretari dei ministeri.