Le elezioni politiche 2022 (vinte da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e da un compatto Centrodestra) hanno scavato ancora di più all’interno di una crepa storica che sta caratterizzando l’elettorato italiano da moltissimi anni: stiamo parlando dell’astensionismo, salito al 36% in questa ultima tornata elettorale.

Si tratta del dato più grave di sempre. L’affluenza alle urne delle elezioni politiche del 2018 fu del 73%, nelle ultime ore invece abbiamo constatato un peggioramento di quasi 10 punti percentuali: domenica scorsa solo il 64% degli aventi diritto al voto ha scelto o potuto recarsi a votare.

Insomma, il partito del non-voto cresce. Ma se per anni si è pensato che fosse semplicemente influenzato da ragioni di protesta ideologica, oggi sappiamo che tale fenomeno ha cause più ramificate, profonde e complesse, alcune delle quali persino facilmente risolvibili: ad esempio, votare fuori sede, cioè tutti quegli elettori che sono obbligati a tornare nella propria città di residenza d’origine nonostante siano domiciliati da tutt’altra parte.

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votare fuori sede

Come votare da fuori sede in Italia?

Votare fuori sede in Italia è impossibile: o meglio, viene permesso in rari e specifici casi (come i degenti in ospedale o i membri dell’Ufficio elettorale di sezione), ma in generale l’unica possibilità per tutelare il proprio diritto di voto è recarsi alle urne del proprio comune di residenza.

Una vera e propria ipocrisia burocratica, soprattutto se messa a confronto con gli italiani all’estero, i quali possono tranquillamente votare dal paese nel quale si trovano. Invece per i circa 5 milioni di elettori fuori sede del Belpaese, l’odissea è servita.

Eppure c’è chi ha provato a superare questo scoglio, tanto che nella storia italiana sono state presentate già 5 proposte di legge per superare il problema: nessuna però ha avuto mai un esito felice.

Anzi, il più recente PdL (“Disposizioni per l’esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, in caso di assenza per motivi di studio, lavoro o cura, e delega al Governo per la sperimentazione di sistemi telematici di votazione”), a firma Marianna Madia (Pd), su iniziativa dei Giovani Democratici e del comitato “Voto dove vivo”, sembrava sul punto di ottenere una svolta, bloccata bruscamente però a causa delle dimissioni anticipate del Governo Draghi.

E così, ancora oggi, manca una normativa che permetta all’Italia di uscire da questa strana empasse, che a ogni tornata elettorale porta forza al partito del non-voto, con conseguente aumento dell’astensionismo e indebolimento del concetto stesso di repubblica parlamentare.

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votare fuori sede

Perché votare fuori sede è problematico?

Per comprendere meglio le radici del problema, iNews24 ha incontrato studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori tra i 20 e i 30 anni, domiciliati a Roma, ma il cui comune di residenza era altrove – nel nostro case study, abbiamo incontrato elettori provenienti da Puglia, Calabria e Sicilia. Tutti con il desiderio di recarsi alle urne, ma solo in pochi con la possibilità di farlo.

Com’è possibile osservare e ascoltare dal nostro reportage, alcuni degli intervistati sono riusciti a tornare a casa per difendere il proprio diritto di voto, comunque imbattendosi lungo la strada contro due enormi ostacoli: biglietti dal costo elevato (nonostante le scontistiche sbandierate dalle varie aziende di trasporto); immense, a tratti giornaliere, ore di viaggio per potersi recare nella propria città.

Un calvario a cui non tutti hanno potuto e/o voluto sottoporsi: per gli studenti, il rischio è perdere una lezione fondamentale in un periodo di sessione d’esame; per i lavoratori precari, sarebbe un giorno di lavoro perso (e non pagato). Insomma, a oggi i fuori sede non hanno alcuna tutela per poter esprimere il proprio diritto di voto. Occorre un vero e proprio cambio di tendenza se si desidera seriamente combattere l’astensionismo.

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