Russia-Ucraina: a che punto sono le trattative di pace

Oggi il cancelliere austriaco Karl Nehammer sarà il primo leader occidentale a dirigersi a Mosca da Putin, dopo aver incontrato Zelensky.

Buzova, bombe anche su ospedale e scuola - Foto di Ansa Foto
Buzova, bombe anche su ospedale e scuola – Foto di Ansa Foto

Quella che comincia oggi, lunedì 11 aprile, è una settimana decisiva per definire i rapporti tra la Russia e l’Ucraina. Quella in Donbass è per molti la battaglia decisiva che sancirà le sorti del tavolo negoziale. Se gli ucraini riusciranno a resistere potranno acquistare una posizione di forza, ma se i russi dovessero riuscire ad avanzare, la situazione potrebbe complicarsi.

Per ora non c’è pace in vista e la Russia ordina più di 200 raid aerei al giorno. Anche l’Ucraina non abbassa le armi e il capo negoziatore Mykhailo Podolyak ha affermato: “Dopo aver vinto potremo dettare le nostre condizioni”. Entrambi di schieramenti quindi, hanno lo scopo di imporsi sul terreno per avere più forza nei negoziati.

A Istanbul il ministro degli Esteri russo Lavrov si è lasciato scappare che “tanto decide Putin”, quindi era inutile discutere. Questo implica da un lato che il presidente russo, vedendosi in pericolo, potrebbe decidere di ritirarsi e lo farebbe da solo. A Kiev invece, Zelensky deve dare conto a politici, imprenditi, militari e anche all’Europa e agli Usa. Se quindi il presidente ucraino decidesse di arrendersi, molti si opporrebbero.

Russia-Ucraina: cosa chiede Mosca

Mosca mira a “denazificare, demilitarizzare e difendere i russi dall’Ucraina”. In pratica. l’obiettivo iniziale di Putin era rendere l’Ucraina un “Paese satellite” russo con un governo fantoccio, allo stesso tempo impedire infiltrazioni Nato e prendersi la Crimea e il Donbass. Adesso la situazione sembra diversa. Putin si accontenterebbe di sconfiggere i “nazisti” del Battaglione Azov a Mariupol, avere la garanzia che l’Ucraina non entri nella Nato e conquistare almeno il Donbass.

Russia-Ucraina: cosa vuole Kiev

L’Ucraina, dal canto suo, non ci sta ad essere invasa e rivendica l’integrità territoriale. Vorrebbe indietro anche la Crimea persa nel 2014. Si è detta però, pronta a inserire nella Costituzione lo stato di neutralità anche abbandonando definitivamente l’idea di entrare nella Nato e conferma la rinuncia alle armi nucleari anche ospitate.

Tuttavia Kiev ha chiesto che al processo negoziale, quando finalmente sarà avviato, prenda parte anche l’Occidente, per avere la certezza di essere difesa da un’altra eventuale invasione, dopo la “smilitarizzazione”. Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Canada, Turchia, Polonia e Israele si sono detti disponibili al ruolo di garanti. Ma se tra le garanzie dovesse esserci anche un eventuale aiuto militare per difendere Kiev, la Russia potrebbe non accettare questo compromesso, perché significherebbe non allontanare realmente la Nato dall’Ucraina.

Le mediazioni

Il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Scholz e l’ungherese Orban hanno fallito il tentativo di mediare. Il bielorusso Lukashenko ha offerto il primo tavolo. Ma il successo maggiore, finora, è stato ottenuto dal presidente turco Erdogan, perché a Istanbul è riuscito a far annunciare a Putin la “drastica diminuzione dell’attività militare a Nord”. 

Oggi il cancelliere austriaco Karl Nehammer sarà il primo leader occidentale a dirigersi a Mosca da Putin, dopo aver incontrato Zelensky. Ma la vera partita si gioca ancora una volta tra la Federazione russa e gli Stati Uniti d’America. E forse nessun negoziato sarà possibile fino a che Washington non smetterà di fornire armi all’Ucraina.

Le risorse economiche

La Russia sarebbe a un passo dal default tecnico. Molte personalità di vertice non possono viaggiare e hanno i conti bloccati. Le sanzioni occidentali si fanno sentire da questo punto di vista, ma le risorse economiche di Mosca sono integre.

L’Ucraina invece, è alla paralisi. I cittadini non stanno lavorando, le tasse sono sospese. L’Ue ha fornito un miliardo in aiuti, Usa e Gran Bretagna e altri Paesi hanno inviato almeno 2 miliardi di armi, ma allo stesso tempo la Russia ha incassato 34 miliardi di idrocarburi. E Kiev, per questa ragione, chiede di rinunciare al gas russo.