Spese militari: scontro Draghi-Conte sull’aumento al 2% del Pil

Il leader pentastellato chiarisce che una crisi del governo non è all'orizzonte ma "abbiamo diritto di essere ascoltati", afferma.

Giuseppe Conte - Foto di Ansa Foto
Giuseppe Conte – Foto di Ansa Foto

Neppure il tempo di tornare dal capoluogo campano per stringere il Patto di Napoli, che il premier italiano Mario Draghi ha avuto un nuovo faccia a faccia con il leader grillino Giuseppe Conte sulla questione delle spese militari.

Il Governo intende rispettare gli impegno presi con la Nato sull’aumento al 2% del Pil, nonostante il no secco del Movimento 5 Stelle, primo partito di maggioranza. A niente è servito un incontro in serata con l’ex premier Conte, che dopo un’ora e mezza non ha prodotto il risultato sperato. Il leader pentastellato chiarisce che una crisi del governo non è all’orizzonte ma “abbiamo diritto di essere ascoltati”, afferma. Dopo l’incontro con Conte, Mario Draghi ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Conte: “No a crisi di Governo, ma il problema va affrontato”

Non possono essere messi in discussione gli impegni assunti, in un momento così delicato alle porte dell’Europa. Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza”, è il concetto che circola nei corridoi di Palazzo Chigi. Ieri il Governo, in commissione Esteri al Senato, ha accolto l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia che lo impegna a raggiungere la soglia del 2% delle spese militari senza richiesta di voto, che però non è stato votato. I senatori dei 5 Stelle hanno definito inaccettabile la scelta del governo.

Verso la fiducia al dl Ucraina in Senato

In Senato il M5S dovrebbe comunque votare sì sulla fiducia sul dl Ucraina: “È inaccettabile che il Governo abbia deciso di accogliere l’ordine del giorno di FdI malgrado la forte contrarietà della principale forza di maggioranza. Malgrado la nostra insistente richiesta, la presidente della commissione Difesa Roberta Pinotti non ha voluto metterlo ai voti. Di cosa ha paura?”, si chiedono la presidente del Movimento Paola Taverna e i senatori Vito Crimi, Gianluca Ferrata, Ettore Licheri, Andrea Cioffi e Gianluca Castaldi.

L’obiettivo politico per noi è stato raggiunto”, fa invece sapere Fratelli d’Italia. Il presidente dei senatori del partito di Giorgia Meloni, Luca Ciriani: “Chi voleva il voto dell’odg si deve chiedere se voterà il decreto o meno”.