Covid: quanto è costata all’Italia la missione russa a Bergamo e perché salgono i dubbi

Dopo le parole dell'Alto funzionario del ministero degli Esteri russo, aumentano i dubbi che gli aiuti di Mosca durante la pandemia siano in realtà stati una missione spionistica per raccogliere dati e informazioni sanitarie da utilizzare in patria.

Covid (archivio) - Foto di Ansa Foto
Covid (archivio) – Foto di Ansa Foto

L’operazione Dalla Russia con amore cominciata a marzo 2020, è costata all’Italia oltre tre milioni di euro. Dopo la minaccia dell’Alto funzionario del Ministero degli Esteri Alexei Paramonov, che ha anche parlato di ingratitudine” di Roma, è mistero sugli accordi stretti durante la riunione tra i 104 delegati di Mosca e quelli italiani.

Gli aiuti ricevuti dalla Russia però, non sono stati sufficienti a coprire nemmeno il fabbisogno di un giorno. I dubbi sulle spese riguardano le mascherine e i tamponi, ma anche il rimborso del carburante degli aerei arrivati in Italia dalla Russia e il vitto e alloggio per i delegati.

Mascherine e tamponi

Il primo aprile 2020 Riccardo Magi, onorevole di +Europa, ha chiesto, con un’interrogazione, di sapere se esistesse “un accordo alla base di questa operazione e cosa preveda o se sia il frutto di un semplice accordo verbale” tra Putin e Conte. Magi chiedeva di sapere anche il tipo di attrezzature arrivate e le quantità, le qualifiche del personale russo arrivato e quante unità di personale militare, di chi si trattasse, dove si trovassero e quali fossero i loro compiti.

La risposta era arrivata dalla viceministra degli Esteri Emanuela De Re, quasi cinque mesi dopo, il 12 ottobre, che rivelò che i russi consegnarono “521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1000 tute protettive, 2 macchine per analisi dei tamponi, 10mila tamponi veloci e 100mila tamponi normali“. Allora questo materiale non bastava a coprire le esigenze di un giorno.

Il carburante aereo

Un altro capitolo, riporta il Corriere della Sera, riguarda gli aerei. Nella riunione che si tenne tra i capidelegazione russa e italiana (il generale Sergey Kikot, il generale Luciano Portolano e i vertici del Cts Agostino Miozzo e Fabio Ciciliano), i russi dissero di voler “sanificare tutti gli edifici pubblici” e chiesero il rimborso del carburante utilizzato per i voli. Quel giorno l’istanza venne respinta, per essere riaccolta in seguito.

Dall’elenco delle spese infatti, emerge che furono elargiti 100mila euro circa per ogni volo e che ai 13 aerei se ne aggiunsero altri 4 in seguito, per un totale di oltre 1 milione e mezzo di euro. Il dubbio è sul perché l’Italia abbia accettato questo esborso e perché tra i 104 membri della delegazione, solo 32 erano medici e infermieri e gli altri militari.

Vitto e alloggio della delegazione russa

I russi furono ospitati a spese del governo italiano in un hotel di Bergamo per una spesa di 400mila euro pagata dalla Regione Lombardia che attende il rimborso di Palazzo Chigi. Un altro milione è già stato versato – scrive il Corriere – per le spese collegate relative agli italiani, soprattutto militari, che hanno affiancato la delegazione.

Nella relazione di Del Re si parla genericamente di “disinfezione e bonifica svolte soprattutto nelle Rsa”, ma non si specifica in quali altri edifici siano entrati i russi. Questo fa aumentare il dubbio di un’attività spionistica per raccogliere dati e informazioni sanitarie da utilizzare poi in Russia.