Psicosi della guerra in Ucraina: supermercati presi d’assalto

In Calabria e in Puglia i cittadini, nel timore di ulteriori rincari del carburante, hanno assaltato i distributori, al punto che in molti hanno esposto il cartello "carburante esaurito".

Supermercati presi d'assalto in Sardegna - Foto di Ansa Foto
Supermercati presi d’assalto in Sardegna – Foto di Ansa Foto

La psicosi della guerra in Ucraina coinvolge molti cittadini italiani che hanno deciso di fare le scorte di beni di prima necessità ai supermercati. È successo in Sardegna, dove le persone, per paura dell’aumento dei prezzi hanno preso d’assalto gli scaffali in meno di otto ore. Lo stesso è accaduto in molti supermercati di Napoli e della Campania.

La corsa alle provviste è cominciata il 9 marzo con una catena Whatsapp. A creare il panico è stata una fake news secondo la quale gli autotrasportatori, per protestare contro il rincaro della benzina, avrebbero smesso di lavorare per quattordici giorni e i rifornimenti alimentari quindi, non sarebbero stati assicurati.

La verità è che gli autotrasportatori hanno scioperato solo lunedì 14 marzo ma adesso sono tornati al lavoro. Questo però non è bastato e in molte città italiane è cominciata una vera e propria furia per trovare i beni di prima necessità. Tra gli alimenti più richiesti c’è la pasta. Lunghe file anche ai distributori di benzina.

A Napoli i cittadini non si sono fermati alla pasta, ma hanno acquistato anche farina, sale, olio e prodotti in scatola. Alcuni supermercati hanno affisso cartelli riportanti un limite massimo di prodotti da acquistare.

Calabria e Puglia: file alle pompe di benzina

In Calabria e in Puglia i cittadini, nel timore di ulteriori rincari del carburante, hanno assaltato i distributori, al punto che in molti hanno esposto il cartello “carburante esaurito”. Molte associazioni di consumatori stanno preparando una class action per denunciare l’aumento del prezzo della benzina.

Assalto anche al confine con la Svizzera

Molti scaffali sono rimasti vuoti anche al confine con la Svizzera perché il Governo ha spinto i cittadini a fare rifornimenti, divulgando informazioni riguardanti i beni di prima necessità che potrebbero essere utili in un rifugio. Gli svizzeri hanno deciso di approfittare delle frontiere aperte recandosi nei supermercati italiani dove i prezzi sono molto più bassi.