Quirinale, Verini (PD) a iNews24: “L’autocandidatura di Berlusconi è troppo divisiva”

Il deputato del Partito democratico, Walter Verini, smorza le polemiche relative alle dichiarazioni di D’Alema e alla richiesta di Marcucci di convocare un congresso: “Un dibattitto che finora ha interessato soprattutto Renzi e D’Alema”. Sul coinvolgimento di Italia Viva nel campo largo del centrosinistra, l'esponente Dem. non ha dubbi: "Se Renzi continua a flirtare con la destra è lui ad autoescludersi”

Walter Verini (Foto @Ansa)

Onorevole, come se non bastassero le polemiche per le dichiarazioni di D’Alema , ad agitare ulteriormente la situazione è arrivata anche la richiesta del senatore Marcucci di convocare un congresso subito dopo l’elezione del Capo dello Stato per decidere sull’allargamento a sinistra del Pd. Lei che ne pensa?

“Credo che al di là di chi abbia presentato questa proposta, oggi il Pd abbia un altro problema più importante da risolvere, ovvero quello di cercare di dare delle risposte concrete al Paese. Questo lo si fa rafforzando l’azione politica del governo sulle grandi questioni, dalla pandemia alla ripresa economica e sociale, passando per la riapertura delle scuole, delle attività produttive e lavorando in parlamento per attuare le riforme necessarie che ancora non sono state approvate definitivamente. Questo è quello che deve fare il Pd, non chiudersi in se stesso. Siamo già impegnati nelle Agorà che sono una forma importante di apertura e di confronto con la società e non abbiamo alcun bisogno ora di chiuderci in congressi che troppo spesso assomigliano più a dei “votifici” che a luoghi di vera discussione politica”

Non trova che la richiesta di un congresso in un momento come questo rischi di apparire anche come una dimostrazione di debolezza?

“Francamente non sopravaluterei questo dibattito, anzi mi pare che finora i più interessati a questa discussione siano stati proprio D’Alema e Renzi, entrambi protagonisti di due scissioni che, in quanto tali, sono sempre negative. Il nostro problema non è quello di avere un’agenda modulata sulle dichiarazioni di chicchessia, ma di essere sintonizzati sulle esigenze del Paese. Ecco perché credo che il Pd abbia fatto bene a non partecipare a questo tipo di dibattito, dimostrando una connessione vera con l’agenda della società reale”

Il centrosinistra e il rapporto con Renzi

Atreju 2021, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ANSA/FABIO CIMAGLIA

Le polemiche successive alle parole di D’Alema e alla richiesta di Marcucci hanno tuttavia reso ancora più palese quanto sia difficile la costruzione di questo campo largo di centrosinistra.

“Quando il Pd nacque nel 2008 raccolse qualcosa come 12 milioni e 200 mila voti,  circa il 34%. Quella fu la punta massima. Poi con il tempo i numeri si abbassarono e anche quando Renzi nel 2014 prese il 41% i voti reali furono 11 milioni, quindi un milione in meno rispetto al 2008. Poi nel 2018 i voti furono addirittura solo 6 milioni, la metà rispetto a quando fondammo il Pd. Oggi grazie al primo lavoro di Zingaretti e alla guida di Letta, il Pd è stabilmente il primo partito nei sondaggi ed è un perno del sistema democratico accreditato al 22% e con un voto potenziale che va ben oltre questa percentuale. Il nostro obiettivo non è di unire le sigle dei partiti, tra l’altro accreditati su percentuali minime, ma è quello di tornare a parlare con quegli elettori che nel corso degli anni ci hanno lasciato scegliendo di votare per altri partiti o rifugiandosi nell’astensione”

 E questo campo largo sarà possibile costruirlo anche con Renzi?

“Il nostro impegno nel costruire un campo largo è aperto a tutte le forze che si vogliono collocare nel centrosinistra e nel campo progressista, ma il raggiungimento di questo obiettivo è qualcosa che non dipende solo da noi. Se Renzi come ha fatto in più occasioni  flirta e dialoga stabilmente con la destra, allora è lui a fare una scelta di campo radicalmente diversa. Se questa sua linea lo porta ad avere oggi il 2% nei sondaggi, forse è anche perché gli elettori preferiscono guardare altrove e lo stesso vale per alcuni parlamentari che sono usciti da Italia Viva perché vogliono continuare a far parte del centrosinistra. Noi abbiamo lanciato la proposta di costruire una coalizione ampia, aperta e alternativa alle destre; chi si autoesclude lo fa per sua volontà, non nostra”

La partita per il Quirinale

Quirinale (foto Ansa)

Tra venti ci sarà giorni la prima votazione per eleggere il nuovo Capo dello Stato, cosa dobbiamo aspettarci?

“È un momento difficile per l’Italia e dobbiamo assolutamente garantire il clima di unità nazionale. Stiamo per eleggere la massima carica dello Stato, nonché il garante della Costituzione, quindi bisogna mettere da parte quelle che sono candidature divisive”

Come quella di Berlusconi?

“Obiettivamente l’autocandidatura di Berlusconi sbandierata dal centrodestra è molto divisiva. Auspichiamo che questi interessi particolari vengano messi da parte e si possa lavorare tutti insieme per un profilo che possa essere il più possibile garante dell’unità nazionale, come ha fatto Mattarella e prima ancora Napolitano, Ciampi e Scalfaro. Allo stesso tempo dobbiamo garantire anche una stabilità di governo che permetta di gestire questa fase della pandemia e che consenta al  parlamento di completare le riforme e  i prossimi step del Pnrr”

Come si inserisce in questo contesto la figura del premier Draghi?

Draghi è una ricchezza per l’Italia che sarà necessario tutelare nelle modalità che decideremo tutti insieme. Dobbiamo lavorare per tenere insieme la stabilità del Paese tramite l’azione di governo e attraverso un Capo dello Stato che possa rappresentare l’unità nazionale, il rispetto profondo della Costituzione e che sappia aiutare il Paese, anche in ambito europeo, a superare la fase che stiamo vivendo”