Governo, Vito (Forza Italia) a iNews24: “Saranno i cittadini a decidere se Draghi rimarrà oltre il 2023”

Il deputato di Forza Italia, Elio Vito, smorza le polemiche per le dichiarazioni di Giorgia Meloni su un ipotetico ritiro di Berlusconi nella corsa per il Quirinale: “La candidatura di Berlusconi è ancora sul tavolo, nessun passo indietro”. L’esponente forzista lancia anche una proposta ai partiti in vista dei prossimi impegni istituzionali: “Votiamo per il Quirinale, ma prima di parlare di elezioni anticipate impegniamoci per votare i referendum”

Elio Vito (Screenshot da Youtube)

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul presunto passo indietro di Silvio Berlusconi per il Quirinale hanno creato più di un malumore all’interno di Forza Italia. Vi aspettavate una presa di posizione del genere da una vostra alleata?

“Secondo me si tratta sostanzialmente di un grande equivoco. Innanzitutto il presidente Berlusconi ha detto agli alleati che non è questo il momento per parlare del Quirinale, quindi se non c’è stato un passo in avanti, è ovvio che non può esserci nemmeno un passo indietro. Per il resto mi pare evidente che la candidatura di Berlusconi sia ancora sul tavolo, per la semplice ragione che è la figura più autorevole che il centrodestra possa esprimere, con tutto il rispetto per i vari Pera, Casellati e Casini…“

Meloni ha motivato le sue dichiarazioni dicendo è stato proprio il Presidente Berlusconi a rispondere per primo all’appello di Letta per un tavolo sulla manovra e sul Quirinale.

“Credo che la confusione derivi dal fatto che oggi Forza Italia sia contemporaneamente nel centrodestra e nella maggioranza che sostiene il governo, motivo per cui era inevitabile partecipare al tavolo che ha proposto Enrico Letta per mettere al riparo la Legge di Bilancio. È naturale che Berlusconi abbia dato la sua adesione al tavolo di confronto, proprio per quello stesso spirito di responsabilità con cui partecipiamo al governo Draghi. Su una cosa però Meloni ha ragione, e cioè che sulla Legge di Bilancio dovremmo istituire, oltre al tavolo di maggioranza, anche un tavolo del centrodestra, proprio per fare in modo che anche le proposte dell’ opposizione possano essere prese in considerazione. Credo che questo potrebbe essere un buon compromesso”

Draghi, tra Palazzo Chigi e il Quirinale

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Renato Brunetta e Mario Draghi (Facebook)

Non sarà che le parole di Meloni sono dovute al fatto che sul Quirinale aleggia il nome del premier?

“No, sono due cose separate e ad essere sincero a me non piace nemmeno questo clima per cui si dice sin da ora che Draghi rimarrà a Palazzo Chigi anche oltre il 2023.  Questo lo decideranno gli elettori e non può essere un’ipoteca sulla prossima legislatura che viene posta ancora prima delle elezioni, altrimenti rischiamo di accrescere la disaffezione dei cittadini per la politica. Anche lo spirito con cui Meloni sosterrebbe la candidatura di Draghi al Quirinale è funzionale solo a rendere contendibile Palazzo Chigi, ma Palazzo Chigi deve essere sempre e comunque contendibile, anche alle prossime elezioni politiche, tanto ormai il Pnrr è stato votato e c’è l’impegno delle forze politiche a realizzarlo fino al 2026. Credo che su questo anche il premier Draghi converrebbe con me. Chi vincerà poi potrà governare, ma dare l’impressione che le elezioni del 2023 siano inutili perché tanto “rimarrà Draghi”, come dicono anche miei autorevoli colleghi che oggi sono ministri, non lo trovo corretto”.

Un po’ a sorpresa ieri sono anche arrivate le dichiarazioni di un ex forzista, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che ha detto che la storia di Berlusconi non è esattamente in linea con quella dei precedenti presidenti che “erano uomini di unità, mentre Berlusconi è stato un leader di partito che ha diviso e provocato  sentimenti di forte avversione”.

“Non sono d’accordo con Toti, perché il Presidente della Repubblica è sempre stato una figura caratterizzata politicamente, basti pensare a Pertini, Cossiga, ma anche a Mattarella che rappresentava la sinistra della DC. È il modo in cui si interpreta il ruolo che fa la differenza e che fa sì che si diventi un garante, e sono convinto che Berlusconi ricoprirebbe questa carica perfettamente”

La proposta di una tregua referendaria dopo le votazioni per il Quirinale

Elezioni e referendum, (Getty Images)

Non sarà che forse che, tra le elezioni del Quirinale nel 2022 e le politiche previste per il 2023, gli interessi della Lega e di Fdi non corrispondono più a quelli di Forza Italia?

“Ognuno ha i suoi interessi come è normale che sia, ma prima di metterci a discutere potremmo scegliere di compiere un gesto di responsabilità nei confronti della cittadinanza e infatti proprio per questo motivo ieri ho fatto un appello a Berlusconi, Meloni e Salvini, ma anche a Conte e a Letta”

Ovvero?

“Vista la disaffezione che c’è oggi nei confronti della politica, e visto il distacco che i gli elettori hanno manifestato con l’astensione registrata nelle ultime amministrative, sarebbe bello se i partiti cercassero di coinvolgere direttamente i cittadini attraverso i referendum previsti per la prossima primavera. D’altronde anche la Lega, insieme a noi e Fratelli d’Italia, è stata parte attiva nella raccolta delle firme per quanto riguarda quello sullo giustizia, e poi ci sono anche quelli sulla cannabis e sull’eutanasia. Sarebbe un gesto di responsabilità democratica oltre che di rispetto per i cittadini se, una volta fatte le elezioni del Presidente della Repubblica e prima di parlare di eventuali elezioni anticipate, si permettesse di votare per i quesiti referendari”

Quindi, una sorta di tregua referendaria?

“Sì, e mi piacerebbe che i partiti lo annunciassero prima di iniziare le danze per il Quirinale, impegnandosi in una sorta di atto di riconciliazione con l’elettorato e rispettando il diritto dei cittadini di esprimersi al di là delle posizioni in merito su ogni singolo referendum. Su questo credo che anche Giorgia Meloni, che parla spesso di volontà popolare, sarebbe d’accordo con me. Piuttosto che discutere su temi che allontanano la gente dalla politica, proviamo a coinvolgerla, anche perché le firme già ci sono, e come nel caso della cannabis ne sono state raccolte 600mila in una settimana”