Omicidio Willy, Marco Bianchi al processo: “Se gli avessi dato un calcio al petto l’avrei ammesso”

Chiamato a deporre anche Gabriele Bianchi: “Non ho colpito Willy, ma ho spinto e dato un calcio al petto a Samuele Cenciarelli. Me ne vergogno e chiedo scusa a lui e alla sua famiglia”.

Omicidio Willy
Omicidio Willy, i fratelli Bianchi (Foto: Facebook)

Questa mattina, giovedì 18 novembre, è iniziata una nuova udienza per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a calci e pugni la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro. Nell’aula del Tribunale di Frosinone si sono presentati i quattro imputati: i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Marco Pincarelli e Francesco Belleggia. 

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Marco Bianchi: “Se avessi colpito Willy avrei ammesso le mie responsabilità”

Ero un semplice ragazzo, lavoravo al bar di mio fratello, ho sempre praticato il mio sport, la disciplina dell’Mma, da quando avevo 9 anni”, scrive l’Adnkronos che riporta le parole di Marco Bianchi al pm Giovanni Taglialatela. Il giovane, secondo quanto riportano le cronache giudiziarie e numerose testimonianze, insieme al fratello sarebbe dedito allo spaccio di droghe e una persona violenta. “Una passione di famiglia, cisto che il maestro era mio zio e che volevo fare come lavoro. Una semplice vita la mia, tra casa, amici e palestra”. 

Marco Bianchi ha tentato di discolparsi dalla circostanza si aver sferrato il colpo letale a Willy: “Se avessi colpito Willy con un calcio al petto avrei ammesso le mie responsabilità”. In più ha affermato di aver sempre detto la verità ma che nessuno gli ha mai creduto e di essere stato “dipinto come un mostro”. Quando il pm gli ha chiesto perché si sia allontanato dal luogo della rissa, Marco Bianchi ha risposto che non lo avrebbe fatto se si fosse “reso conto che le condizioni di quel ragazzo erano così gravi”.

Prima di iniziare a lavorare al ristorante mi arrangiavo ma in nero, ho sempre lavorato. Lo sport che praticavo è uno sport come tutti gli altri, con delle regole – spiega – Mi chiamavano Maldito il Maledetto, ma senza un significato preciso, ero un nome come tanti”. 

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L’imputato ha anche dichiarato di “conoscere le conseguenze di un calcio in pieno petto e per questo non l’avrei mai fatto”. Inoltre ha ricostruito anche i rapporti con Belleggia e Pincarelli: “Ho conosciuto Francesco e Mario alle scuole medie, poi ognuno ha cambiato istituto e da lì non ci siamo più visti. Una semplice amicizia, ogni tanto li incontravo ad Artena, poi quando mio fratello ha aperto il locale Belleggia, ha iniziato a venire. Ci sentivamo, veniva a casa mia, nonostante dopo i fatti lui abbia dichiarato che non fossimo amici. Così con Mario, anche lui veniva al ristorante”.

Gabriele Bianchi: “Non ho colpito Willy, ma ho dato un calcio al petto a Cenciarelli e me ne vergogno”

Dopo il fratello Marco, è toccato a Gabriele Bianchi deporre. Anche lui ha negato le colpe più gravi: “Non ho colpito Willy, ma ho spinto e dato un calcio al petto a Samuele Cenciarelli. Me ne vergogno e chiedo scusa a lui e alla sua famiglia”. Poi si è rivolto ai suoi accusatori: “Siamo stati accusati dalla feccia di Colleferro che, davanti alle telecamere, ha parlato male di noi, dandoci dei mostri senza nemmeno conoscerci”.