Green pass obbligatorio, nella prima settimana boom di lavoratori in malattia

L’introduzione dell’obbligo del Green pass sul posto di lavoro, previsto per il 15 ottobre, ha coinciso con un incremento notevole del numero di certificati di malattia presentati all’Inps.

Il Green Pass (foto Shutterstock).
Il Green Pass (foto Shutterstock).

Non ci sono solo i lavoratori che protestano contro l’obbligatorietà del Green pass, ma anche chi ricorre a degli escamotage per non dover esibire il certificato anticovid, ed evitare allo stesso tempo sia la sospensione che la conseguente decurtazione dello stipendio.

La normativa attuale infatti prevede che il lavoratore sprovvisto di Green pass venga considerato assente ingiustificato e sospeso dal lavoro per un periodo fino a 10 giorni, con relativa sospensione della retribuzione. Pur non prevedendo il licenziamento, la sospensione  prevede anche lo stop ai contributi assistenziali e previdenziali, con effetti negativi su Tfr e assegni familiari.

Sanzioni che ovviamente non sono previste nel caso in cui il lavoratore presenti un certificato che ne attesti la malattia. Da qui, probabilmente, la scelta di migliaia di lavoratori che potrebbero aver deciso di guadagnare tempo nei confronti dell’applicazione della norma , mantenendo tuttavia intatto il proprio stipendio.

I dati relativi alla presentazione dei certificati di malattia infatti, evidenziano un incremento anomalo proprio in concomitanza con il primo giorno dell’entrata in vigore del Green pass obbligatorio sul posto di lavoro.

L’analisi dei certificati ricevuti dall’Inps

Contributi
INPS (Getty Images)

Venerdì 15 ottobre infatti, i certificati presentati all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che attestavano l’impossibilità di recarsi a lavoro per malattia sono stati in tutto 93.322, quasi il 21% in più rispetto ai 76.836 del venerdì precedente.

Anche l’inizio di questa settimana è stato caratterizzato da un aumento costante, come testimoniano i dati relativi a Lunedì 18 ottobre, quando i lavoratori che hanno presentato il certificato di malattia sono stati 152.780, +14,6% rispetto a quanti registrati appena una settimana prima. Incremento invece dell’11% per quanto riguarda la giornata di martedì 19 ottobre, quando i certificati consegnati sono stati 83.078 rispetto ai 74.724 del martedì precedente.

La regione maggiormente interessata dal fenomeno è stata la Lombardia, dove dai 32.965 certificati presentati lunedì 11 ottobre si è passati ai 38.061 di lunedì 18. Stessa discorso vale anche per il Piemonte, passato dai 13.805 ai 16.678 di due giorni fa, e per il Veneto che dal venerdì 15 a lunedì 18 ha visto aumentare il numero dei certificati di ben 10mila unità. Addirittura più che raddoppiate le attestazioni di malattia in Emilia-Romagna, dove dai 9.659 di venerdì 15 si è passati ai 20.589 del lunedì successivo.  Anche il Lazio ha registrato un aumento del 96%, che ha fatto sì si passasse dai 9.787 certificati di venerdì 15 ai 19.241 di lunedì 18.

Mancano i medici per i controlli

coronavirus assunzioni
Centro medico legale INPS (Foto: Websource)

L’incremento in media è stato del 18,3% tra i lavoratori pubblici e del 21,1% tra quelli privati, anche se  la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), invita comunque alla cautela dal momento che il calo delle temperature rispetto alla settimana precedente non permetterebbe un reale confronto tra i due periodi presi in considerazione.

Il problema al momento è che non ci sono medici sufficienti per verificare la veridicità dei certificati presentati, infatti in Italia sarebbero solamente 311 i medici di ruolo incaricati dall’Inps, nonostante il numero previsto dovrebbe essere di 539  addetti (a cui vanno aggiunti i circa 1.300 medici in convenzione con l’ente di previdenza); troppo pochi comunque per poter controllare decine di migliaia di lavoratori che, a partire da questa settimana, hanno dichiarato condizioni di salute tali da non poter presentarsi a lavoro.